La Liguria è nella cosiddetta “classe 3” per numero di tamponi ogni 100 mila abitanti: una media di 100-129 tamponi al giorno. Lo rileva la Fondazione Gimbe, che ha dedicato un focus proprio ai test.
La media nazionale di 88 tamponi per 100.000 abitanti al giorno colloca l’Italia nella classe di propensione 4 con notevoli differenze regionali:

Classe 1 (> 250): nessuna regione
Classe 2 (130-250): Provincia autonoma di Trento, Valle D’Aosta, Provincia autonoma di Bolzano, Veneto, Friuli-Venezia Giulia
Classe 3 (100-129): Piemonte, Emilia-Romagna, Umbria, Liguria
Classe 4 (60-99): Lombardia, Marche, Basilicata, Toscana, Molise, Abruzzo, Lazio
Classe 5 (<60): Sardegna, Calabria, Campania, Sicilia, Puglia
«Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe – afferma il presidente Nino Cartabellotta – rileva sia il costante e notevole alleggerimento del carico su ospedali e terapie intensive, sia il rallentamento sul fronte di contagi e decessi, tuttavia non ancora stabilizzati. Rispetto alla ridotta pressione sugli ospedali, tuttavia il numero dei nuovi casi è influenzato dal numero dei tamponi eseguiti dalle Regioni e pertanto soggetto a possibili distorsioni».

Per tali ragioni la Fondazione Gimbe ha condotto un’analisi indipendente sui dati della Protezione Civile che, dal 19 aprile, oltre al numero totale dei tamponi, riporta per ciascuna Regione il numero dei casi testati definiti come il totale dei soggetti sottoposti al test. In sintesi: i casi testati identificano i tamponi diagnostici e la differenza tra tamponi totali e casi testati corrisponde ai tamponi di controllo, effettuati sullo stesso soggetto per confermare la guarigione virologica o per altre necessità di ripetere il test.

Dall’inizio dell’epidemia sono stati effettuati in Italia 2.310.929 tamponi di cui il 67,1% diagnostici e il 32,9% di controllo.
Sulla base della popolazione residente il numero di tamponi, sia totali che diagnostici, è stato parametrato a 100.000 abitanti/die, un indicatore più affidabile per i confronti regionali.

Tamponi diagnostici
A livello nazionale rappresentano il 67,1% dei tamponi totali, con ampie variabilità regionali: dal 25,3% della Campania al 98% della Puglia. La Liguria segna un 56,5%. Quindi poco meno della metà dei tamponi è un ricontrollo sulla stessa persona per vedere se è guarito.
La media nazionale per 100.000 abitanti/die è di 59, con notevoli variabilità regionali: dai 12 della Campania ai 130 della Valle D’Aosta.
Per Gimbe i dati confermano la resistenza di alcune Regioni ad estendere massivamente il numero di tamponi, in contrasto con raccomandazioni internazionali, evidenze scientifiche e disponibilità di reagenti.

Le Regioni sono state suddivise secondo le 5 classi di propensione all’esecuzione dei tamponi di una recente analisi della Fondazione Hume, in relazione al numero di tamponi per 100.000 abitanti/die che risulta inversamente correlato alla mortalità.

Poiché il dato sui “casi testati” è stato oggetto di ricalcolo da parte di alcune Regioni fino al 21 aprile, il periodo di osservazione è stato fissato dal 22 aprile al 6 maggio.

«Le nostre analisi effettuate sugli ultimi 14 giorni – spiega il presidente –forniscono tre incontrovertibili evidenze: innanzitutto, si conferma che circa 1/3 dei tamponi sono “di controllo”; in secondo luogo il numero di tamponi per 100.000 abitanti/die è molto esiguo rispetto alla massiccia attività di testing necessaria nella fase 2; infine, esistono notevoli variabilità regionali sia sulla propensione all’esecuzione dei tamponi, sia rispetto alla percentuale di tamponi diagnostici».

Gimbe ricorda che l’Organizzazione Mondiale della Sanità incoraggia l’estensione dei tamponi.

La già citata analisi della Fondazione Hume ha dimostrato una correlazione inversa tra tamponi e mortalità: ovvero “più tamponi, meno morti”.

150 docenti sostenitori della riapertura in sicurezza hanno lanciato un appello in 11 punti: “più tamponi per salvare la Fase 2”.
Il commissario Arcuri ha confermato che sono già stati distribuiti 3,7 milioni di tamponi alle Regioni, che nelle prossime settimane ne riceveranno altri 5 milioni già acquisiti.

Il decreto del ministero della Salute del 30 aprile scorso ha definito 21 indicatori che le Regioni dovranno fornire per monitorare l’evoluzione dell’epidemia e gli algoritmi per valutare probabilità e impatto del rischio sanitario. La combinazione di questi due parametri permetterà al Governo di identificare le criticità regionali e rivalutare eventuali nuove chiusure durante questa fase dell’epidemia.

«Alla luce di questi dati la Fondazione Gimbe – evidenzia Cartabellotta – da un lato richiama tutte le Regioni a implementare l’estensione mirata dei tamponi diagnostici, dall’altro chiede al ministero della Salute di inserire tra gli indicatori di monitoraggio della fase 2 uno standard minimo di almeno 250 tamponi diagnostici al giorno per 100.000 abitanti. Il governo, oltre a favorire le strategie di testing, deve neutralizzare comportamenti opportunistici delle Regioni finalizzati a ridurre la diagnosi di un numero troppo elevato di nuovi casi che, in base agli algoritmi attuali, aumenterebbe il rischio di nuovi lockdown».

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