Un patto di emergenza per il lavoro nel settore del turismo per scongiurare la macelleria sociale nel comparto.

Questo l’appello Riccardo Serri e Roberto Fallara, rispettivamente segretario generale e segretario regionale Uiltucs Liguria.

Sembra lontano il 30 maggio 2019 quando sindacati confederali e di categoria, Regione Liguria e associazioni datoriali sottoscrissero il ‘Patto del lavoro nel settore del Turismo’. L’obiettivo era spingere la destagionalizzazione delle attività nel settore turistico, incoraggiando, attraverso bonus occupazionali tra i 6 mila, 4 mila e i 3 mila euro, alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro o, quantomeno, a incentivare i contratti a termine nel settore, affinché potessero arrivare a durare almeno tra i nove e gli otto mesi.

A quasi dodici mesi dalla firma, a causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19, le conseguenze economiche sul comparto saranno pesantissime se non si agirà subito per arginarle.

Per questo la Uiltucs Liguria si appella alla Regione Liguria, in particolare all’assessore competente Gianni Berrino, “per gettare il cuore oltre l’ostacolo attraverso un accordo di emergenza. Come sappiamo, una parte di stagione legata alla primavera è stata compromessa con ripercussioni sull’ occupazione davvero molto importanti.
Migliaia di lavoratori che erano in attesa di iniziare le attività in questo periodo,  hanno perso questa opportunità e altri, che erano stati assunti da poco tempo, sono al momento fermi in attesa che qualcosa si sblocchi”.

Il rischio è che i cosiddetti ‘stagionali’, quest’anno, riescano a malapena a prestare attività per un massimo di tre o quattro mesi: immaginabili le gravi ripercussioni economiche su di loro e sulle loro famiglie.

“Ecco perché condividiamo la esigenza di aprire un tavolo – specificano i segretari Uiltucs – con il coinvolgimento di tutte le parti firmatarie del Patto del lavoro nel settore del Turismo: per prevedere contributi  economici assunzionali che tengano conto dello scenario 2020 e che permettano la erogazione degli stessi, concordandone la gradualità, in favore delle imprese che attivino contratti a tempo determinato  di durata di almeno di quattro mesi. Quei lavoratori che non riusciranno a effettuare almeno tredici settimane di prestazione lavorativa, potrebbero  pregiudicare la possibilità di chiedere la Naspi”.

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