«Sto assistendo a un surreale spettacolo in Parlamento: il presidente Conte definisce improvvide le iniziative delle Regioni che consentono un po’ di lavoro e un po’ di libertà alle persone. Con prudenza e regole». Lo scrive su Facebook il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, definendo «improvvido e fumoso» il piano presentato dal presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte.

«Conte – afferma Toti – invoca quei “pieni poteri” contro cui si era scagliato qualche mese fa. Oltre al virus, dalla Cina deve essere arrivata una strana voglia di emulare quel Paese: forse il nostro Premier si crede Xi Jinping, per fortuna non ne ha i poteri, forse neppure le capacità. I provvedimenti delle Regioni sono pienamente legittimi, e anche se il vicesegretario del Pd Orlando poco fa ha fatto finta di scordarsene, sono stati presi da amministrazioni di centrodestra e di centrosinistra, compresa quella del suo segretario Zingaretti in Lazio, che ha copiato molte delle decisioni prese in Liguria su stabilimenti balneari e manutenzioni delle barche. Guarda un po’, anche il Pd, tranne nella nostra Regione, ritiene che i provvedimenti del Governo siano inadeguati».

«Improvvido semmai – prosegue il governatore ligure – è un piano presentato da Conte, fumoso per tempi e regole. Improvvida è la gestione degli aiuti economici alle categorie, che pochi ancora hanno visto. Improvvidi gli aiuti economici alle famiglie, che dovrebbero vivere con 600 euro per tre mesi, improvvido che ancora il Governo non si sia pronunciato sui test sierologici… e potrei continuare. A Roma abbiamo fatto gestire con pieni poteri i giorni caldi della crisi. E non tutto è andato per il verso giusto. Ora che andiamo verso la fase della riapertura il Governo e il premier si mettano in testa che la nostra Costituzione prevede che esistano le Regioni e anche un luogo che si chiama Parlamento, che è rimasto fin troppo chiuso. Siamo pronti al dialogo ma senza assegni in bianco. La Liguria non rinuncerà a dare speranza a negozianti, ristoratori, parrucchieri, lavoratori della nautica, estetisti, baristi e a tutti coloro che aspettano di sapere come e quando torneranno a mantenere le loro famiglie con il loro lavoro. Lavoro che, caro presidente del Consiglio, è un diritto costituzionale, come la libertà. Basta minacce, lavoriamo insieme per far ripartire seriamente l’Italia».

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