Se nei prossimi giorni la curva dei contagi non dovesse crescere, l‘obiettivo del governo è quello di allentare ulteriormente le misure, assicurando l’apertura in sicurezza del commercio al dettaglio, della ristorazione, dei servizi alla persona. Lo ha affermato oggi il presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte, nell’informativa tenuta alle Camere sulla fase 2 dell’emergenza coronavirus: «Al termine delle due settimane avremo un quadro più chiaro», precisa il premier.

In vista proprio di un allentamento delle misure, Conte ha spiegato che sarà da valutare «la possibile riapertura, in modalità sperimentale, di nidi e scuole dell’infanzia, oltre ai centri estivi e ad altre attività ludiche ed educative destinate a nostri bambini». Inoltre, «una specifica attenzione dovrà essere riservata al tema della disabilità, anche dal punto di vista economico. Per quanto riguarda l’ultimo Dpcm abbiamo previsto e lavorato con le associazioni, una riapertura dei centri diurni così detti semi-residenziali. Ovviamente il tutto con dei protocolli che saranno siglati a livello di patti territoriali in modo da garantire alle persone con disabilità, ai loro familiari e a tutti gli operatori che lavorano con loro, la massima sicurezza».

Il premier è tornato a ribadire la pericolosità di un’apertura simultanea delle attività: «Il rapporto del Comitato tecnico-scientifico stima che la riapertura simultanea di tutte le attività economiche, delle scuole e di tutte le opportunità di socialità a partire dal 4 maggio porterebbe a un incremento esponenziale e incontrollato dei contagi. La misura dei sacrifici compiuti dai nostri cittadini è riassumibile nel “R con zero”, ovvero il tasso di diffusione dei contagi, che a oggi è stimabile in una fascia compresa fra 0,5 e 0,7. Se questo tasso tornasse anche solo a un livello poco superiore a 1, si saturerebbe l’attuale numero di terapie intensive, che è di circa 9000 posti letto, entro la fine dell’anno. Bisogna considerare però che non tutte le attuali postazioni di terapie intensive potranno essere utilizzate per il Coronavirus, ma dovranno anche essere dedicate anche ad altre patologie. Questo significa che satureremo in pochi mesi la disponibilità di posti in terapia intensiva. L’impatto sul nostro sistema sanitario sarebbe notevole e ciò determinerebbe, con ogni probabilità, la necessità di invertire la tendenza alla riapertura delle attività, producendo conseguenze economiche ancora peggiori rispetto a quelle che stiamo sperimentando».

In presenza di un quadro epidemiologico ancora critico, secondo Conte «non è stata una scelta timida quella fatta dal 4 maggio». Una scelta che, da sola, mobiliterà 4 milioni e mezzo di italiani, «che torneranno a spostarsi, con autobus, metro, treni, auto per recarsi sul posto di lavoro, e sarà un test di fondamentale importanza per accertare la solidità del sistema».

Si è invece prudenti sul fronte delle relazioni di comunità, «rispetto alle quali le aperture sono state inevitabilmente più contenute, seppure non trascurabili e comunque limitate alle prossime due settimane, al termine delle quali avremo più chiaro il quadro sanitario e potremo, senza azzardo, procedere a un più completo allentamento delle misure contenitive. Dal 4 maggio ci si potrà muovere nella propria Regione – oltre che per motivi di lavoro, salute e necessità – anche per andare a trovare i propri cari. Si potrà fare attività sportiva e motoria non più solo nei pressi della propria abitazione, purché evitando assembramenti e mantenendo la distanza di sicurezza».

A questo proposito, il premier ha ricordato i quattro fattori principali di crescita dei contagi indicati dagli esperti: «i contatti familiari, i luoghi di lavoro, la scuola, le relazioni di comunità. Dai contatti familiari è provenuto un quarto dei contagi. Mantenendo costante la frequenza dei contatti familiari, è evidente che, se si riaprissero simultaneamente le scuole, se si consentisse il ritorno in tutti i luoghi di lavoro e se si autorizzassero senza restrizioni le relazioni sociali, anche quelle all’interno degli esercizi pubblici, ciò equivarrebbe a dare impulso alla crescita dei contagi attraverso tutti e quattro i principali fattori di diffusione dell’epidemia».

«Se ci sono i primi segnali positivi sui numeri − dice Conte − non possiamo permettere che i sacrifici compiuti dai cittadini risultino vani per imprudenze compiute in questa fase così delicata. Qualsiasi atteggiamento ondivago da “chiudiamo tutto” a “apriamo tutto” rischierebbe di compromettere gli sforzi fatti. A costo di essere impopolare, devo dire che il governo non può assicurare il ritorno immediato alla normalità della vita precedente. Ci piacerebbe, ma dobbiamo avere consapevolezza che il virus sta continuando a circolare».

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