Il 20 aprile 2020, per la prima volta nella storia, il prezzo del petrolio Wti (West Texas Intermediate) ha chiuso registrato un prezzo di – (meno) 37,63 Usd al barile, con una perdita del 300% rispetto al prezzo di chiusura del giorno precedente.

Chiariamo un aspetto immediato: no, non vi daranno dei soldi se voi accetterete di comprarvi un barile di petrolio americano. I prezzi si riferiscono ai futures di maggio, cioè contratti stipulati oggi che determinano un determinato prezzo con cui di qui ad un mese vi porterete a casa un barile di petrolio texano. Sono contratti complessi, non accessibili ai comuni investitori. Il prezzo spot (il prezzo per comprare oggi un barile) registra anch’esso un minimo storico, cioè 11 Usd al barile, dopo aver toccato 1,03 dollari, il minimo dal 1929 a questa parte (dove però il costo vita costava dalle 20 alle 25 volte di meno).

Il suo omologo europeo Brent (estratto al largo della Scozia), presenta un prezzo di 21,40 dollari circa, anch’esso in calo, ma comunque ben distante dal record negativo del WTI.

Una piccola delucidazione deve essere fatta in merito alla differenza tra questi due tipi di petrolio che sono i più negoziati del mondo, ma che non sono gli unici presenti. Il Brent è estratto nel Mare del Nord, è solitamente più costoso del Wti ma include nel prezzo il costo del trasporto del petrolio fino alla destinazione finale. Il Wti è un petrolio più raffinato, ma che non include nel prezzo il costo del trasporto a destinazione. La differenza tra questi due prodotti è sempre stata compresa tra i 3 e i 5 dollari al barile, e il loro prezzo è sempre stato fortemente interconnesso.

La crisi economica determinata dal Covid-19 ha stravolto il mercato delle varie commodities, tra cui il petrolio. Il consumo di greggio è sceso di 25-30 milioni di barili giornalieri a livello globale, a poco sono valsi gli sforzi dell’OPEC+ (organizzazione dei maggiori paesi produttori di petrolio) di tagliare la produzione di circa 9,7 milioni di barili al giorno. Sul mercato ogni giorno vengono estratti 10-15 milioni di barili in più del necessario. Il presidente degli Stati Uniti Trump ha promesso di aiutare l’industria petrolifera riempiendo la riserva strategica americana e sostenendo così il prezzo del petrolio Wti. Il problema è che oggi, negli Stati Uniti, le riserve strategiche del Governo sono pressoché saturate, così come i siti di stoccaggio delle compagnie petrolifere. In Europa questo non è avvenuto, cosa che per il momento ha ammortizzato la discesa del Brent che ha registrato uno scollamento record dal prezzo dell’omologo americano.

I futures, che hanno il compito di “prevedere” come si comporterà il prezzo del petrolio nei prossimi mesi, prevedono che di qui ad un mese in Texas non si saprà più dove mettere il petrolio prodotto, al punto che le compagnie petrolifere saranno obbligate a pagare gli acquirenti per pulire i propri bilanci dagli enormi stock di petrolio invenduti. Già da tempo si parla di soluzioni fantasiose, come noleggiare le petroliere da utilizzare come bacini di stoccaggio temporanei. Il noleggio delle petroliere, come tutto, avrà un costo per le compagnie, oramai in crisi di liquidità.

Da qui si comprende la volontà di Trump di far ripartire al più presto l’economia americana, nonostante il contagio in America abbia assunto connotati preoccupanti con ben 4.500 decessi giornalieri. Il consumo di greggio deve ripartire per sostenere la domanda interna del Texas che, come è noto, è uno Stato caratterizzato da una forte componente repubblicana sostenitrice del presidente. Non a caso qui si sono localizzate le più vigorose proteste contro il lockdown.

Resta da capire quale sarà il destino delle società petrolifere americane che, per molti mesi ancora, saranno costrette a vendere il petrolio a un prezzo fortemente scontato. Chi, in questo momento, sarà in grado di procurarsi forti scorte, avrà sicuramente una vita più facile al momento della fine delle misure restrittive. Per esempio, il costo del carburante impatta per circa il 30-40% sui costi di gestione di una compagnia di navigazione. Se oggi fosse presente una compagnia armatoriale con una grande capacità di stoccaggio inutilizzata, nulla vieterebbe a questa di riempire all’orlo la propria riserva (venendo perfino pagata nel farlo!) per poi riprendere i propri commerci con dei costi operativi addirittura dimezzati.

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