Bisogna iniziare a programmare la ripresa delle attività produttive, sulla base delle indicazioni degli scienziati e tenendo conto che ogni settimana di fermo produttivo causa danni gravissimi al paese. È il parere di Giovanni Mondini, presidente di Confindustria Genova, intervistato da Liguria Business Journal

Lo shock di offerta e di domanda di beni e servizi che ha colpito l’Italia in febbraio con l’epidemia da Coronovirus  ha prodotto danni gravissimi: secondo uno studio di Confindustria la caduta stimata del pil nel secondo trimestre rispetto a fine 2019 è attorno al 10%. E la ripartenza nel secondo semestre sarebbe comunque frenata dalla debolezza della domanda di beni e di servizi.

Nel 2020 un netto calo del pil è comunque ormai inevitabile: Confindustria lo prevede al -6,0%, sotto l’ipotesi che la fase acuta dell’emergenza sanitaria termini a maggio. E ogni settimana in più di blocco normativo delle attività produttive, secondo i parametri attuali, potrebbe costare una percentuale ulteriore di prodotto interno lordo dell’ordine di almeno lo 0,75%.

La questione è appunto questa: quanto durerà ancora il blocco, al prezzo di -0,75% del pil a settimana?

D’altra parte la commissaria Ue alla Salute Stella Kyriades invita l’Italia alla prudenza e il vicedirettore dell’Oms Ranieri Guerra avverte: «Le misure di contenimento hanno avuto un riscontro preciso, continuare con queste misure ci può portare all’abbattimento della curva, che è ancora vulnerabile e può risalire».

Che fare, dunque? Come salvaguardare la nostra economia, che ci dà da vivere, e la nostra salute? Quando, come e in che misura dare il via libera alle attività produttive oggi azzerate?

«Bisogna premettere – dice Mondini – che ovviamente per prendere delle decisioni dobbiamo partire dalle analisi scientifiche e dai pareri degli esperti. Questo è prioritario. Ma nel momento in cui si possa intravedere la possibilità di una riapertura graduale – nessuno dice di riaprire i cinema e i teatri o di andare alle partite di calcio – possiamo iniziare a programmare la riapertura delle attività produttive. Proprio perché, come riporta l’analisi di Confindustria, una settimana vale tantissimo, per le imprese e per il Paese. Non bisogna trascurare le possibilità di riaprire per chi è in grado di garantire la sicurezza dei lavoratori. Io dico a tutti: “andate in Esaote a vedere come lavorano”. Lì ogni giorno entrano ed escono persone e lavorano nella massima sicurezza, come deve essere».

Secondo il presidente degli industriali genovesi «per consentire una riapertura dopo Pasqua il protocollo del 14 marzo potrebbe essere inasprito. Del resto io sono convinto che andare a lavorare nelle aziende che rispettano il protocollo sia più sicuro che andare a fare la spesa al supermercato. Non ho dubbi. La spesa è ovvio che va fatta, però inviterei ad andare al supermercato ogni cinque giorni e non ogni giorno, piuttosto che non rientrare in azienda a dare una mano per rimettere in moto l’economia. Perché con lo stop attuale avremo conseguenze anche sociali importanti. Insomma, bisogna iniziare piano piano a rimettersi in moto. Tra l’altro il contesto operativo generale sta migliorando. Venti giorni fa era più difficile tenere aperto perché mancavano mascherine, i dispositivi di sicurezza, ora i dispositivi cominciano ad arrivare, la situazione si può gestire».

Mondini avverte: «Non si potrà ripartire il 13 aprile? Bene. E il 20? Una decisione, non facile mi rendo conto, comunque bisognerà prenderla».

Si parla di cabine di regia con governo, regioni, enti locali per governare la ripresa.

«Tutte le disposizioni del governo avranno declinazioni regionali e noi siamo già pronti. C’è assoluta collaborazione. Vanno benissimo anche gli accordi regionali con i sindacati, e le ispezioni da parte dell’Ispettorato del lavoro. Chi non rispetta le regole non può riaprire. Ma bisogna anche avere fiducia nella nostra classe imprenditoriale».

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