L’epidemia da Coronavirus un giorno finirà, ma lascerà un mondo diverso da quello che abbiamo conosciuto. «Tornerà la normalità ma che cosa sarà la normalità del futuro?» dice Marco Beltrami, amministratore unico di Amt, l’azienda di trasporto pubblico genovese. Sono prevedibili cambiamenti sul piano economico, finanziario, politico e anche nelle abitudini dei cittadini, dei consumatori. Quali saranno? E quindi un’azienda come Amt che cosa dovrà modificare nell’organizzazione del servizio e nell’offerta agli utenti? In particolare, come potrà farsi trovare preparata alla primissima fase della fine dell’emergenza?

Marco Beltrami

«Anche se il momento è difficile – dichiara Beltrami a Liguria Business Journal – non abbiamo mai smesso di innovare. Nei giorni scorsi abbiamo lanciato l’ultimo aggiornamento per Android dell’app di Amt che consente di acquistare i biglietti tramite GooglePlay e carta di credito. Ma pensiamo anche al dopo. Stiamo facendo tante riflessioni anche se non abbiamo ancora risposte certe, dobbiamo prepararci a fare e questo richiede di pensare e ferificare in anticipo realizzabilità e utilità delle eventuali misure da adottare».

«Una questione per noi fondamentale – spiega l’amministratore di Amt – è quella dell’utilizzo dei nostri mezzi. Non sappiamo se e quando si ritornerà a un uso intenso dei mezzi pubblici o se rimarranno delle paure. Noi temiamo soprattutto una ricaduta sulla metropolitana che era in forte crescita. Bisogna anche tenere presente che un aspetto positivo di questa crisi è lo sviluppo dello smart working. Secondo me qualcosa di questo incremento rimarrà, e quindi avremo meno pendolari. Inoltre la discesa del prezzo del petrolio potrebbe portare a una discesa del prezzo del carburante per gli autoveicoli. E storicamente quando cala il prezzo della benzina e del gasolio cala il numero dei nostri passeggeri perché la gente trova più conveniente il mezzo privato. Potremmo quindi avere meno passeggeri, però non conosciamo le misure che prenderà il governo sulla circolazione delle persone con il ritorno alla normalità, per esempio sul distanziamento sociale».

Maggiore distanza tra i passeggeri richiederebbe ovviamente più spazio a disposizione e quindi più mezzi: «Bisogna prepararsi a questa eventualità. Milano di recente ci aveva venduto 20 bus vecchi, abbastanza brutti, e a un certo punto valutavamo la convenienza di rottamarli, visto che stiamo rinnovando la flotta. In una situazione normale ora si procederebbe alla rottamazione. Ma, ho detto, fermiamoci un attimo e pensamoci, perché se a ottobre ci chiederanno di garantire il distanziamento tra le persone forse dovremo mettere più mezzi. Quindi quei 20, per ora, non li rottamiamo. Comunque il sistema di trasporto pubblico ha dei vincoli strutturali quanto a capacità, quindi più di tanto sull’affollamento non potremo fare, ma si potrebbe rivedere il sistema degli orari di scuole e aziende per evitare i picchi e distribuire in modo più uniforme l’affluenza. È un’altra ipotesi».

Alcune misure potrebbero essere adotate dall’azienda a vantaggio non solo del servizio, ma anche della comunità cittadina. «Misure su cui ora stiamo ragionando – precisa l’amministratore di Amt – per esempio, ci propongono di mettere scanner che rilevino le temperature all’ingresso della sede e io sto pensando se potrebbe avere senso mettere questi scanner nelle rimesse. Ma ho anche chiesto ai miei di verificare se con le tecnologie disponibili sia possibile mettere in metropolitana e negli ascensori delle termotelecamere che rilevino se c’è in ingresso una persona con temperatura alta».

Da un punto di vista aziendale «le entrate economiche nelle ultime settimane si sono quasi azzerate, sono al 10-20%, mentre si sono avuti costi per la sanificazione. Abbiamo qualche risparmio per la cassa integrazione e per il minore consumo di gasolio ma il saldo è nettamente negativo. Aspettiamo di vedere come il governo intende intervenire perché questo è un problema nazionale. Ad accusare un calo delle entrate da bigliettazione sono tante aziende di trasporto pubblico, per quanto non tutte virtuose come Amt e qualche altra, che possono vantare una percentuale di incidenza della bigliettazione sugli introiti più alta della media nazionale, comunque il problema è comune».

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