Erano 42 gli operatori sanitari positivi al coronavirus in Liguria al 19 marzo 2020. Il 4,5% del totale dei contagiati appurati.

È quanto emerge dal report esteso fornito dall’Istituto superiore di sanità che, per i dati regionali approfonditi, è in leggero ritardo rispetto all’aggiornamento quotidiano totale.

Confrontandolo col dato nazionale relativo al 19 marzo, in totale erano 3.559 i professionisti sanitari che hanno contratto un’infezione da coronavirus, pari al 9,9% del totale delle persone contagiate, una percentuale più che doppia rispetto a quella della coorte cinese dello studio pubblicato su JAMA (3,8%). Lo rileva la Fondazione Gimbe, ente senza fini di lucro, che ha lo scopo di favorire la diffusione e l’applicazione delle migliori evidenze scientifiche con attività indipendenti di ricerca, formazione e informazione scientifica, per contribuire alla sostenibilità di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico.

Gimbe fa notare che, a giudicare dalle innumerevoli narrative e dalla mancata esecuzione dei tamponi a tutti i professionisti e gli operatori sanitari, il numero ufficiale fornito dall’Iss è ampiamente sottostimato.

In realtà, secondo la Fondazione, l’impreparazione organizzativa che si sta pagando a caro prezzo, non sarebbe dovuta accadere, visto che tutte queste attività, inclusa la predisposizione dei piani regionali, erano previste dal “Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale” predisposto dopo l’influenza aviaria del 2003 dal ministero della Salute e aggiornato al 10 febbraio 2006. «È inspiegabile – afferma il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta – che tale piano non sia stato ripreso e aggiornato dopo la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, lo scorso 31 gennaio».

Riguardo l’elaborazione dei protocolli regionali e locali di protezione degli operatori sanitari, l’Iss ha pubblicato il 14 marzo la seconda versione delle “Indicazioni ad interim per un utilizzo razionale delle protezioni per infezione da Sars-Cov-2 nelle attività sanitarie e sociosanitarie (assistenza a soggetti affetti da Covid-19) nell’attuale scenario emergenziale Sars-CovV-2” che riprendono quasi interamente le raccomandazioni pubblicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) il 27 febbraio 2020, senza tenere conto delle più recenti raccomandazioni dell’European Centre for Diseases Prevention and Control e dei Centers for Disease Control and Prevention.

L’analisi Gimbe del documento originale dell’Oms identifica una distorsione di fondo: le raccomandazioni si basano sul presupposto che le scorte mondiali di Dpi, in particolare mascherine e respiratori medici, sono insufficienti per fronteggiare l’emergenza pandemica di Covid-19. Al contrario, le linee guida dovrebbero essere basate sulle migliori evidenze scientifiche, lasciando poi ai singoli paesi, la possibilità di definire le priorità in relazione a necessità, disponibilità ed eventuali difficoltà di approvvigionamento.

Peraltro, secondo Gimbe, il documento dell’Iss contiene raccomandazioni inapplicabili in ambito ospedaliero e/o insufficienti a garantire la massima protezione degli operatori sanitari, che la Fondazione invita a rettificare e integrare. «Le evidenze scientifiche – sottolinea Claudio Beltramello, medico igienista – dimostrano che in setting assistenziali le mascherine chirurgiche non proteggono adeguatamente professionisti e operatori sanitari. Sin dall’inizio dell’epidemia istituzioni ed esperti indipendenti ribadiscono che la mascherina chirurgica non conferisce sufficiente protezione ai soggetti sani che vengono a contatto con un soggetto infetto».

Proposta modifica protezione professionisti sanitari

La “fotografia” dei contagiati totali in Liguria

L’età media dei contagiati in Liguria, 66 anni, è più alta rispetto alla media italiana, che è di 63 (dato riferito al 19 marzo 2020).

A livello nazionale le statistiche mostrano che la letalità cresce con l’aumentare dell’età. Si passa dallo 0,4% nei pazienti tra i 30 e i 39 anni al 25,6% per chi ha oltre 90 anni.

Sempre a livello nazionale, sono risultati positivi il 98% dei campioni processati dal Laboratorio nazionale di riferimento all’Istituto superiore di sanità. Di questi gli asintomatici erano il 6%, i sintomatici (non specificati) l’11%, i poco sintomatici l’8,8%, i lievemente sintomatici il 45,5%, mentre sintomi severi sono stati riscontrati nel 24% dei campioni, il 4,8% sintomi critici.

 

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