Bisogna assicurare la continuità produttiva di tutti quei settori che fanno parte della fliera agroalimentare per evitare di lasciare vuoti gli scaffali dei supermercati. È quanto afferma in una nota il presidente della Coldiretti Ettore Prandini in merito alla necessità di mantenere aperte le attività strategiche del Paese.

La filiera italiana del cibo nel tratto che va dai campi agli scaffali comprende attività che producono mezzi agricoli, macchinari per le stalle e i loro ricambi, carburanti, lubrificanti, plastica per le serre, filo per la legatura delle piante, materiali di pulizia e sanificazione, indumenti di lavoro, mangimi, sementi, concimi, fitofarmaci, bottiglie, tappi, vasetti, barattoli, imballaggi per gli alimenti come cassette di legno, di cartone, in cartoncino e poliaccoppiati, ecc…

«Occorre mantenere le condizioni per il lavoro di oltre tre milioni di italiani che continuano ad operare nella filiera alimentare – si legge nella nota di Coldiretti – dalle campagne all’industrie fino ai trasporti, ai negozi e ai supermercati, per garantire continuità alle forniture di cibo e bevande alla popolazione. Una realtà che vale 538 miliardi di euro pari al 25% del pil grazie al lavoro tra gli altri di 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari e 230mila punti vendita in Italia, tra ipermercati (911) supermercati (21101), discount alimentari (1716), minimercati (70081 e altri negozi (138000)».

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