I sindacati chiedono   al governo di velocizzare le procedure di assegnazione dei contratti dei velivoli Piaggio anche in considerazione delle necessità dello stabilimento Laerh di Albenga. «Se è vero che le notizie delle ultime settimane, comprese quella di ieri sul via libera al bando per la vendita di Piaggio Aerospace – si legge in una nota di Fim, Fiom, Uilm Savona e  RSU LaerH Albenga –  permettono di guardare con maggior fiducia ai prossimi mesi, è altrettanto vero come l’indotto di Piaggio Aerospace sia tuttora in una fase di eccezionale sofferenza. In particolar modo sottolineiamo ancora una volta la situazione dei lavoratori dello stabilimento LaerH di Albenga dove saranno prodotte parti dei velivoli in questione che sono in cassa integrazione (prima ordinaria e, dallo scorso ottobre, straordinaria, per un totale di 15 mesi durante i quali i lavoratori hanno dovuto sopportare una pesantissima penalizzazione economica) e che non rientreranno al lavoro sino a quando non ci saranno tutte le condizioni, anche formali, affinchè le due aziende possano firmare un’intesa».

«Abbiamo più volte sottolineato – prosegue la nota – come il tempo rappresenti un fattore importantissimo: prima  arriva formalmente questo ordine e prima partirà il processo di industrializzazione che permetterà la riapertura dello stabilimento. La firma dello scorso 23 dicembre aveva fatto credere che al più tardi ad inizio marzo i lavoratori sarebbero rientrati in fabbrica ma non abbiamo ad oggi alcuna assicurazione circa il fatto che ciò avverrà. Non dimentichiamoci peraltro come a questa situazione si aggiunge inoltre la condizione dei 21 lavoratori con contratto di somministrazione lavoro cessati a dicembre 2018 che aspettano di sapere se ci sarà nuovamente la possibilità, come chiediamo da mesi, di essere rioccupati in azienda».

«LaerH – concludono i sindacati – è una delle pochissime realtà produttive che si è insediata nel nostro territorio (a seguito degli accordi ministeriali per Piaggio Aerospace del 2014) negli ultimi anni. Sarebbe inaccettabile se, oltre all’attuale notevolmente ridimensionato rispetto alle prospettive iniziali (in base alle quali lo stabilimento avrebbe dovuto occupare a regime oltre 200 lavoratori), si dovessero registare ulteriori battute d’arresto. Il rientro dei 44 lavoratori rimasti è un obiettivo non più rinviabile».

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