Linea Condivisa presenta la proposta per migliorare la sanità in Liguria, partendo dalle problematiche delle liste d’attesa e dell’eccesso di mobilità passiva, e dalla mancata riforma a livello di governance con la creazione di Alisa  ma senza la riduzione delle Asl. Un assetto fermo dal 1994.

La proposta è stata discussa in un affollatissimo confronto pubblico al Bi.Bi Service di Genova, tanto che non era possibile raggiungere neanche la platea. Sintomo che la partita delle Regionali 2020 potrebbe davvero giocarsi sul tema della sanità. Ne hanno discusso Gianni Pastorino (Linea condivisa), Giovanni Lunardon (Pd), Igor Magni (Cgil), Michele Assandri (Anaste).

Al di là del fatto che dal 2014 al 2017 l’adempimento dei Lea (i livelli essenziali di assistenza) è rimasto praticamente fermo alla stessa cifra, quindi non si è verificato nessun miglioramento significativo, a preoccupare è anche il metodo di trasmissione dei dati, praticamente basato sull’autocertificazione. Non è un caso che la Corte dei Conti abbia bacchettato la Regione dicendo che la Liguria eroga un servizio a costi elevati e di qualità medio bassa. Secondo la Banca d’Italia inoltre, i dati che dimostrano miglioramento non siano del tutto affidabili.

Per quanto riguarda le liste d’attesa, Linea Condivisa evidenzia un ritardo nel recepimento del piano nazionale di governo delle liste d’attesa (109 giorni contro i 60 previsti).

La Liguria non ha rispettato neanche i dettami del piano: non esiste nessun portale di performance regionale sul rispetto dei tempi massimi d’attesa (il cosiddetto cup online) e nessun portale che indichi la prima disponibilità e i tempi di attesa. Esiste solo un documento che viene pubblicato sul sito di Alisa con qualche mese di ritardo e che si rifà ancora al vecchio piano e quindi alle tempistiche ancora vecchie (dal primo gennaio la classe di esami programmati P, scende da 120 a 180 giorni).

Proprio da quanto pubblicato sul sito di Alisa pare drammatica la situazione nell’Asl 5, dove, per un Ecg da sforzo, una classe B, ossia prestazioni da erogare entro 10 giorni, necessiti invece oltre 524 giorni di attesa.

Linea Condivisa evidenzia anche altre difficoltà nel trovare le informazioni per valutare lo stato delle liste d’attesa: in primis mancano i dati aggregati e comparabili.

Lo specchietto tornasole è quello della mobilità sanitaria passiva: se non si riesce a prenotarsi rapidamente per ciò di cui si ha bisogno, si va altrove a cercarlo. Nel 2017 il costo della mobilità passiva, secondo i dati forniti da Linea Condivisa, è cresciuto a 74,6 milioni, contro i 39,1 del 2016. Un saldo, nel triennio 2015-2017, che è negativo per 150 milioni. Il costo procapite è quasi raddoppiato.

La proposta per riformare la sanità parte proprio dalla governance: ci sono 5 Asl (oltre ad Alisa, l’agenzia regionale sanitaria), troppe per un territorio così piccolo (5.416 kmq) e un numero di abitanti di certo non così alto: 1,5 milioni (310.128 abitanti per Asl, pochissimi rispetto ad altre regioni, tanto che la Liguria è quint’ultima e solo l’Asl 3 ne comprende 706 mila, mentre le altre sono tutte sotto la media).

L’ultima vera riforma delle Asl risale al 1994, data che la Liguria condivide con Trentino e Valle d’Aosta, la più vecchia d’Italia. Nel frattempo la Liguria ha perso quasi 100 mila abitanti. Per questo la proposta è di ridurre le 5 Asl a 3: Ponente, Centro e Levante.

Altro aspetto che Linea Condivisa ritiene da modificare riguarda l’eccesso di distretti liguri: da 19 a 8.

Con questa riduzione anche dipartimenti, strutture complesse e strutture dipartimentali risulterebbero diminuite.

La riduzione dei costi prevista sarebbe dai 29,8 milioni attuali ai 14,5 milioni delle 3 Asl. Una rimodulazione a livello di governance, che, assicurano gli esponenti di Linea Condivisa, non produrrebbe né tagli di personale, né di prestazioni.

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