Gli esiti dell’ispezione sono stati molto positivi, la Commissione non ha rilevato “major non conformity” e ha voluto condividere con tutti gli attori interessati, sempre in ottica collaborativa e di perfezionamento, alcune osservazioni volte a garantire e incentivare un livello sempre più alto degli standard nei porti italiani.

Questo l’esito, comunicato dalla direzione marittima della Liguria, dell’ispezione condotta dalla Commissione europea nel porto di Genova dal 3 al 7 febbraio in ambito security.

L’obiettivo era di verificare lo stato di attuazione, da parte dell’Italia, delle norme in materia di maritime security sia per quanto attiene le navi e gli impianti portuali (regolamento 725/2004) sia dell’intero comprensorio portuale (direttiva 2005/65/EC).

Nel 2006 nacque la normativa inerente la maritime security dalla volontà condivisa degli Stati membri di adottare un sistema armonico di prevenzione e protezione delle navi e delle port facilities contro le minacce intenzionali. Tale disciplina si basa soprattutto sulle determinazioni scaturite a livello internazionale dall’Organizzazione Internazionale Marittima (Imo) dopo i tragici eventi del 11 settembre 2001.

Il team della Commissione, composto da sei ispettori di diversa nazionalità, ha individuato per l’attività “port security” tre impianti portuali, mentre, per la parte “ship security” tre navi di cui due italiane e una comunitaria.

Nel corso del de-briefing, a chiusura dell’attività ispettiva, il rappresentante leader della Commissione Europea ha espresso il suo apprezzamento per il personale della Guardia Costiera, in particolare elogiando il livello di preparazione e competenza degli ispettori italiani del Corpo i quali rappresentano una garanzia nell’applicazione delle normative dedicate alla maritime security.

 

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