La Liguria è al secondo posto in Italia per presenza di donne negli organi di amministrazione e di controllo delle società controllate dalla pubblica amministrazione: sono il 32,4%, dopo il 36,5% dell’Umbria.

Lo si legge sull’Osservatorio Cerved-Fondazione Bellisario 2020, realizzato in collaborazione con Inps, dal quale emerge una fotografia sulla presenza femminile nelle società, in particolare nelle imprese della pubblica amministrazione.
Secondo i dati che Cerved elabora per il Dipartimento per le Pari Opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri, dal 2014 al 2019, dopo l’entrata in vigore del dpr 251/2012, la presenza delle donne nei consigli d’amministrazione e nei collegi sindacali è aumentata di quasi 3 mila unità (da 2.180 a quasi 5 mila) passando dal 14,3% al 32,5%, ma senza superare la quota di un terzo. Anche in Liguria tale incidenza (appunto il 32,4%) è quasi raddoppiata dal 2014.
Nello stesso periodo, gli uomini ai vertici degli organi collegiali sono scesi da 19 mila a 10 mila. È fortemente aumentato (da 1.153 nel 2014 a 1.533 nel 2019) anche il numero di controllate pubbliche con amministratore unico, che non hanno obblighi di parità di genere: le donne che ricoprono la carica di amministratori sono ugualmente cresciute, ma non certo con lo stesso ritmo, passando da 103 a 193 negli ultimi due anni, cioè dall’8,5% ad appena il 12,6%.
Nelle regioni c’è un’ampia variabilità nella presenza di donne nei board delle quotate pubbliche, con quote che vanno, appunto, dal 36,5% in Umbria al 9,5% in Basilicata. In particolare, proprio le regioni del Sud, e in particolare Campania, Sicilia, Calabria e Basilicata, sono ancora molto lontane dalla soglia minima, anche se ovunque (tranne Basilicata e Calabria), è aumentata la quota di donne rispetto al 2014.

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