L’artigianato ligure nonostante la lieve stabilità registrata negli ultimi trimestri, ha chiuso il 2019 con un -0,8%. Lo dicono gli ultimi dati Infocamere-Movimprese, secondo i quali su 43.371 micro e piccole imprese registrate a fine anno, 3.170 sono le nuove scritte, 3.505 le cessate, per un saldo negativo di 335 unità, appunto -0,8%.

Una riduzione maggiore rispetto a quella registrata nel 2018, che si era chiuso con un saldo negativo dello 0,6%. Trend che, insieme alla Liguria, interessa solo quattro regioni italiane (Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Molise e Marche), mentre tutte le altre, tra 2019 e 2018, hanno registrato un leggero miglioramento nel saldo tra chiusure e nuove aperture. Anche il dato medio italiano, pur rimanendo negativo, indica un miglioramento rispetto al 2018: dal -1% si è passati all’attuale -0,6%, frutto di 95.543 chiusure e 87.951 aperture d’impresa su un totale di oltre 1 milione e 296 mila realtà.

Il dato complessivo della regione è frutto di una situazione piuttosto diversificata nei vari territori, determinante è il trend negativo registrato in provincia di Genova, che chiude l’anno con un -1,7% (-0,8% nel 2018).

«Ci preoccupano – dichiara Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – le quasi 400 microimprese perse nel genovese, segno tangibile dei pesanti riflessi che i danni alla rete autostradale hanno avuto sul tessuto produttivo cittadino e regionale di piccole dimensioni. È urgente riportare il nostro territorio in condizioni di normalità e far partire gli incentivi per gli investimenti alle imprese, accompagnati da fiscalità più semplice e meno burocrazia».

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