Botte piena o moglie ubriaca. La ricerca di alleanze del Pd ligure in vista delle prossime regionali sembra avviata verso una contrapposizione tra ipotesi non conciliabili. Presentarsi insieme a M5S oppure con la galassia lib-lab, in cui possono rientrare schegge del centrodestra non allineate con Salvini e Toti  come gli ex assessori comunali Giancarlo Vinacci e Arianna Viscogliosi, e con Italia Viva (i renziani, che in Liguria contano, tra l’altro, sulla deputata ex Pd Raffaella Paita), Azione (Calenda), +Europa (Bonino, Dalla Vedova)?

Ieri il segretario regionale del Pd, Simone Farello, ha lasciato la porta aperta ai grillini. «Noi, come Pd, e come tutto il campo delle forze del centrosinistra – ha detto alla presentazione della nuova segreteria – abbiamo tenuto aperta la porta e la terremo aperta ancora per qualche giorno, perché crediamo che ci siano tutte le condizioni sulla condivisione di un programma e di una proposta alternativa al centrodestra che coinvolga anche il M5S. Poi né il Pd  né nessun altro può obbligare qualcuno a sedersi attorno a un tavolo. Però ci sono delle scadenze, il tempo stringe».

Le trattative tra democratici e Cinque stelle, probabilmente frastornati dall’ultimo fiasco elettorale, in Emilia-Romagna, si stanno svolgendo a livello nazionale (per la Liguria e le altre regioni prossime al voto) e regionale. I lib dem non sono presenti a nessuno dei due tavoli. Come reagirebbero in caso di un’alleanza tra Pd e M5S? A livello nazionale è difficile dirlo. Certamente Calenda non si unirebbe all’alleanza. Renzi ci ha abituati a non avere certezze sulle sue strategie ma nel complesso un accordo generale sembra improbabile. Ancora di più lo sembra a livello regionale. I militanti di Azione e Italia Viva che abbiamo interpellato non sono affatto favorevoli. E non escludono, nel caso di alleanza tra Pd e M5S, la formazione di un polo autonomo, con un proprio candidato, un’operazione simile a quelle che si profilano in Puglia e in Trentino. Operazione con scarse probabilità di successo, considerate le forze in campo e la legge elettorale ligure, fortemente maggioritaria.

Infine, la composizione dello schieramento che contenderà a Toti il governo della regione sarà decisa da M5S. Il Pd ha già deciso: a meno che non intervenga un contrasto insanabile sulla scelta del candidato, se i grillini decideranno per il sì, andrà insieme con loro e presumibilmente senza i lib -dem, altrimenti questi ultimi saranno liberi di  unirsi ai dem. Evidentemente in via Maragliano contano più sulla forza elettorale di quel che resta di M5S che sull’apporto di Renzi, Calenda, ecc…

L’alternativa, però, non riguarda soltanto i numeri. È politica, visto che Cinque Stelle da una parte, Renzi, Calenda ecc… dall’altra vogliono dire idee, valori, programmi, prospettive molto diverse. Considerarla irrilevante non sembra una buona partenza per la sfida elettorale.

«Chi è l’avversario di Toti?» si chiederà l’elettore. Per ora non lo sa neppure l’avversario.

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