Sono quasi diecimila a Genova i nuclei che hanno presentato domanda per usufruire del reddito di cittadinanza. È quanto emerso nel corso del consiglio comunale grazie a un’interpellanza sul tema rivolta da Cristina Lodi, capogruppo Pd a Francesca Fassio, assessore comunale con delega alla Tutela delle fasce più deboli.

«Dalle risposte in aula – dichiara Lodi – purtroppo è emerso un quadro davvero molto preoccupante. Sono 9681 le domande accolte e di queste per circa la metà, precisamente per 4534 nuclei, è prevista l’attuazione di un patto di inclusione sociale da parte dell’amministrazione attraverso i servizi sociali. Questo comporta un carico di lavoro notevole per gli assistenti sociali, che in occasione dello sciopero organizzato a dicembre già hanno lamentato una carenza di personale in generale e che si troveranno a dover far fronte a un carico aggiuntivo di adempimenti amministrativi, organizzativi e tecnici».

Tra i requisiti richiesti per ottenere e per continuare a mantenere il reddito di cittadinanza, i beneficiari devono stipulare il patto per il lavoro o per l’inclusione sociale, impegnarsi non solo a cercare assiduamente un lavoro e riqualificarsi, ma anche svolgere gratuitamente attività per il proprio Comune di residenza sino a un massimo di 16 ore settimanali.

Nel caso in cui l’operatore del centro dell’impiego ravvisi che nel nucleo familiare dei beneficiari della misura siano presenti particolari criticità, invia i richiedenti ai servizi comunali competenti per il contrasto della povertà, per la valutazione multidimensionale del bisogno e la firma di un patto per l’inclusione sociale.

Inoltre, i Comuni hanno molteplici adempimenti a cui rispondere con oneri amministrativi e organizzativi: verifica del soggiorno e della residenza, valutazione del nucleo familiare e predisposizione del patto, cura delle banche dati, segnalazioni di situazioni irregolari e attivazione di progetti utili alla collettività (Puc) in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni. Per far fronte a questi impegni, ai Comuni sono stati assegnate le risorse residue del “Fondo Povertà”, al fine di non gravare sulle finanze dei propri bilanci.

«L’assessore – precisa Lodi –  ha dichiarato che al momento sono state previste quindici unità di personale. Decisamente poche, a fronte dei 4534 nuclei che dovrebbero sottoscrivere un patto per l’inclusione sociale. Il Comune è già in ritardo nella firma della convenzione che permette di accedere alle banche dati per verificare il possesso dei requisiti. Crediamo sia indispensabile convocare al più presto una commissione consiliare sul tema, per capire come uscire da questa situazione e come i cittadini bisognosi del reddito di cittadinanza possono avere la possibilità di superare il loro stato di difficoltà. Ci auspichiamo anche che il sindaco rispetti l’impegno preso il giorno dello sciopero degli assistenti sociali e incontri nuovamente i rappresentanti dei lavoratori a cui ogni amministrazione deve rispetto istituzionale».

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