Una voce unica, comune, quella del sindaco di Genova Marco Bucci e del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, nel loro discorso all’assemblea pubblica di Confindustria Genova, “Genova Internazionale – Last Call”. Genova e la Liguria rischiano di non riuscire in quello sviluppo i cui segnali sono ben presenti soprattutto in alcuni settori, se non c’è una volontà chiara di realizzare infrastrutture necessarie a far decollare il territorio.

«Vogliamo essere partecipi della sfida globale, questo vuol dire “Last Call”, è il nostro destino alla luce della nostra storia di anni e secoli e dobbiamo continuare a farlo».

Il sindaco di Genova Marco Bucci lega il futuro della città proprio all’internazionalizzazione.

«Entrano in gioco le infrastrutture – dice Bucci – i posti di lavoro a Genova stanno aumentando bene, abbiamo un saldo positivo tra chi se ne va e chi arriva. Non possiamo permetterci, ora che abbiamo trovato il modo per crescere, che tutto ciò sia rallentato dalla situazione delle infrastrutture. Il nostro futuro è legato a questo. Non parlo solo di autostrade e ferrovie. Anche quelle a mare come la grande diga, i moli, il raddoppio del porto entro 5-10 anni».

Bucci scommette sull’arrivo del grande cavo sottomarino da 240 terabit al secondo costruito da Tim Sparkle (come annunciato agli Stati generali dell’economia), che avrà come punto di arrivo la Foce per poi proseguire verso la zona di Principe: «Un segnale sul fatto che siamo competitivi, che questo è il nostro destino».

Per Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, si tratta dell’ultima assemblea prima della fine del suo mandato: «In questi anni abbiamo combattuto una battaglia comune: per redistribuire ricchezza, creare equità, non servono alchimie, ma mettere in piedi stabilimenti dove la ricchezza si crea. In qualche modo abbiamo combattuto tutti per cancellare alcuni pregiudizi anti impresa che vedeva questo mondo come un male necessario e non un bene per il paese. Un sentire che qui era radicato, ora invece abbiamo ricostruito un dialogo.

Sulle infrastrutture Toti ricorda come il “modello” di gestione del post Morandi ormai sia stato un esempio in tutta Italia: «Ora dobbiamo fare passi avanti. La Liguria ha davanti a sé anni di grandi sviluppo. Oggi c’è bisogno di ridare slancio a un piano di grandi opere. Non faccio l’avvocato difensore di qualcuno, ma dei cittadini di Genova e della Liguria. La città e la Liguria stanno cambiando. Quello che si è fatto è davvero tanto: diga, waterfront, distretto della Nautica. Se la politica deve fare la sua parte anche gli industriali devono fare la loro». Toti ricorda che per esempio Genova è una città da record per depositi bancari, che però non si tramutano in investimenti».

Sui due amministratori liguri arriva anche un endorsement importante, quello di Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria: «In un’epoca in cui si è perso il senso di comunità e deformato il linguaggio del confronto, in cui manca il dialogo, in cui si pensa che basti un tweet o un urlo a prescindere dalle soluzioni, con Toti e Bucci abbiamo discusso in modo costruttivo, nonostante le divergenze».

Nel suo discorso Boccia ha parlato di infrastrutture e formazione, come i due grandi assi per la crescita del Paese e Toti gli fa eco: «Abbiamo investito nella formazione, stiamo chiedendo con pervicacia e molto abbiamo ottenuto, visti i 15 miliardi di investimenti legati alla logistica del Paese che sono previsti in Liguria, ora c’è bisogno che tutti quanti lavorino per questo obiettivo, smettendo di ululare alla luna e rifuggere le responsabilità, c’è bisogno di ministri che firmino e imprese che costruiscano». Per il presidente della Regione Liguria serve un governo coerente sul tema delle infrastrutture per esempio. «Io non ho ancora parole chiare sulla Gronda, all’ultimo vertice governativo era programmata una scadenza entro la fine del mese di gennaio, ma non ho avuto ancora notizie, né visto ancora betoniere, temo che sia un’altra data mancata».

Toti lascia intendere che, nel caso fosse organizzata una manifestazione a difesa dell’opera, avrebbe il suo appoggio.

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