Non ci sarà neppure un ligure nel cda di Carige. I due nuovi azionisti di riferimento della banca, Fitd (79,99% del capitale sociale) e Cassa centrale banca (8,34%) hanno presentato le loro liste per la formazione del board e a quanto sembra nessuno dei candidati consiglieri è nato tra Sarzana e Ventimiglia.

È grave? Secondo alcuni, sì. La mancanza di liguri nel nuovo cda condannerebbe la banca a non essere in sintonia con il proprio principale territorio di insediamento e il territorio a non influire sulle decisioni della banca. Qualcuno poi si domanda: non esistono nella nostra regione persone competenti, in grado di assumere quell’incarico?

In effetti esistono, anzi, c’è chi si è dimostrato così bravo da essere richiesto pure all’estero. Il fatto è che Ccb  (trentina) e  Fitd (nazionale) hanno scelto i nomi in tutta Italia e la Liguria conta meno del 3% della popolazione nazionale.

La conoscenza del territorio è indispensabile per erogare crediti alle famiglie e alle pmi: Carige può contare sul proprio personale, su funzionari e dirigenti che per la gran parte nel territorio da tempo lavorano, quando non ci sono nati e vissuti.

La Liguria non conterà più nella sua banca? Conterà il merito creditizio, si presume. Quando Carige era sensibile alle istanze del territorio ha accumulato crediti deteriorati da record, con episodi clamorosi di risorse bruciate come nel caso di Festival Crociere, costato 80 miliardi euro nel 2003. «Tutti mi dicevano che era nostro dovere aiutare un’azienda così importante per il territorio …» aveva spiegato l’allora presidente Giovanni Berneschi.

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