Premiati questa mattina a Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova, i Comuni più ricicloni del territorio. Nella top ten il Comune di Rialto, in provincia di Savona,  batte tutti con il 90,4% di raccolta differenziata e con un procapite secco residuo di 40,8 kg per abitante.

«La ricetta giusta – dichiara Valentina Doglio, sindaco di Rialto– è l’impegno con i cittadini, una sinergia tra la ditta e il Comune, un minimo di senso civico e di responsabilità. Risultiamo per il secondo anno consecutivo il Comune più riciclone della Liguria grazie a un metodo di lavoro come la raccolta di prossimità, di porta a porta ma anche attraverso un’isola ecologica per i materiali Raee che ha portato buoni risultati. Devo ringraziare i cittadini che si sono dimostrati molto responsabili».

Uscendo dai singoli Comuni ed estendo l’analisi alle singole province liguri, La Spezia è in vetta alla classifica con 69,5% (+2,5% dal 2017) di raccolta differenziata e 150,6 kg per abitante di procapite secco residuo. Non bene Imperia, terza classificata e la provincia genovese che dal 2017 rimane stazionaria all’ultimo posto della classifica con il 41,6% di raccolta e 295 kg di rifiuti per abitanti.

Spiega Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria:«Siamo arrivati nel 2018 a 110 Comuni su 234 che raggiungono il 65% di raccolta differenziata. Premieremo i risultati di alcuni Comuni che riescono a ridurre il rifiuto indifferenziato di 75 kg che viene prodotto dai cittadini ogni anno. Tra i Comuni capoluogo Genova, Imperia e Savona   sono sotto il 50%. Bisogna lavorare avvicinando la raccolta differenziata ai cittadini usando per esempio il porta a porta e costruendo impianti per il trattamento differenziato dei rifiuti, che in Liguria sono pochi. Non è sempre vero che nei Comuni più piccoli sia più facile effettuare la raccolta differenziata, ce lo ricordano i 33 Comuni dell’imperiese che non superano il 35% di raccolta differenziata, valore che doveva essere raggiunto nel 2003».

Tra i problemi legati alla scarso dato di differenziamento dei rifiuti nel nostro territorio c’è soprattutto la carenza degli impianti, troppe volte insufficienti e distanti, come spiega il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani: «Sulla raccolta differenziata dei rifiuti domestici continuiamo a spingere perché i Comuni, a partire da quelli più grandi, facciano le cose come dice la legge. Bisogna parallelamente realizzare impianti di trattamento dell’organico e praticare un’economia circolare che ricicli i rifiuti a pochi chilometri.  Sul caso genovese il nuovo impianto tratta i rifiuti in modo indifferenziato prendendo il secco per il recupero energetico mentre l’organico va in discarica. Servono impianti che prendano anche quest’ultimo in maniera differenziata e lo trasformino in compost e biometano da riutilizzato nella rete di distribuzione del gas».

A premiare i Comuni era presente anche l’assessore regionale all’Ambiente Giacomo Giampedrone che sul caso genovese e sul nuovo impianto commenta: «Bisogna trovare in Genova in questo momento il caposaldo della continuità non solo per la raccolta ma anche impiantistico. Ieri abbiamo rinnovato con il Piemonte un accordo finalmente triennale che dal 2014 rinnovavamo di sei mesi in sei mesi fino a oggi. Credo sia un passo avanti fondamentale per arrivare alla chiusura del ciclo dei rifiuti tanto da essere almeno autonomi dal punto di vista della gestione dell’organico e dell’indifferenziato da poi mandare nei grandi impianti del Nord Italia. Il Tmb, trattamento meccanico biologico, obbligatorio per legge, è sicuramente funzionale alle discariche ed è chiaro che i biodigestori consentono di trattare e smaltire in Liguria almeno il 30% del pacchetto rifiuti totali».

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