«Riconoscere i doni ricevuti, il bene che abbiamo avuto, la grazia di compiere e nello stesso tempo, chiedere perdono per il male compiuto e il bene omesso. Davanti alla porta severa del tempo, vogliamo fare nuovi propositi e guardare avanti con fiducia». Così il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, apre il consueto discorso di fine anno alla città di Genova.

Un’usanza e un’occasione che il presule ha per delineare quali sono le prospettive, le speranze e il futuro della città di Genova. «Sono necessarie dal punto di vista infrastrutturale nuove vie di comunicazione e di sviluppo» commenta Bagnasco sui vari disagi che Genova ha subito dopo il crollo del Ponte Morandi e i recenti danni da maltempo.

«La sicurezza e la velocità − evidenzia il cardinale − sono condizione necessaria perché Genova sia raggiungibile in entrata e in uscita; perché si faccia desiderare come sede di attività, di conoscenza, di abitabilità e bisogna far sempre più presto perché la Città sia cosmopolita e vivibile non solo per il fine settimana, ma anche per lavorarvi».

Sulla politica il presidente dei vescovi europei esprime preoccupazione sul fenomeno populista che sta dilagando in tutta Europa: «La faziosità, la smania di decidere le sorti, la delegittimazione come metodo, l’improvvisazione, lo scontro urlato anziché il confronto civile, l’uso degli slogan, metodo indegno della ragione e la sudditanza ai luoghi comuni −dichiara Bagnasco − avvelenano l’aria dei Popoli, fomentano sospetti e pregiudizi antireligiosi, razziali, xenofobi, che sarebbe grave fossero strumentalizzati da chiunque, ma sarebbe altrettanto grave non riconoscere e non condannare pubblicamente, reagendo con un ben più grande lavoro educativo».

Per quanto riguarda il lavoro, in particolare sulla precarietà giovanile, il cardinale ribadisce l’importanza di alcuni vuoti lavorativi difficili da colmare come medici, infermieri, operatori socio sanitari, ingegneri, esercenti e saldatori.

«Ci vuole − precisa Bagnasco − una migliore coniugazione tra domanda e offerta, un capillare orientamento verso le richieste reali; forse anche una preparazione umana più completa, nel senso che è giusto desiderare di lavorare secondo la preparazione conseguita, ma nello stesso tempo, come in altri Paesi moderni è necessario coltivare duttilità e concretezza, pazienza per entrare comunque nel mondo del lavoro».

L’ultimo dell’anno è anche tempo di bilancio sull’«azione delle realtà caritative, parrocchie, associazioni, enti» ma anche per mandare messaggi alla politica territoriale e italiana.

Sulla situazione povertà il porporato ha specificato i numeri e i servizi svolti dai 34 Centri d’ascolto ribadendo che la Chiesa non è una onlus né deve supplire le istituzioni: «In questo anno − illustra l’arcivescovo − sono state prese in carico 5.400 persone con un sostegno economico pari a più di un milione di euro derivanti in gran parte dall’otto per mille. Per la prima volta, gli uomini che hanno chiesto aiuto hanno superato le donne: prima della grande crisi, gli uomini non superavano il 30%, mentre gli stranieri non arrivano al 50%. Nell’anno sono stati assicurati 450 mila pasti e, per quanto riguarda un ricovero per passare la notte, quasi 300 sono i posti letto in strutture sia laiche che ecclesiali».

Forte, come in passato, la denuncia relativa la piaga dell’usura che a fine settembre ha visto 154 interventi per un totale di 845 mila euro, circa il 30% in più rispetto allo scorso anno e per quanto riguarda l’emergenza famiglie, 115 interventi per un totale 75 mila euro tra le cui cause la piovra del gioco d’azzardo in continua espansione che colpisce tutte le età.

 

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