Nuove importanti scoperte scientifiche per il team delle due università italiane di Verona e Genova. Identificati geni che regolano le manifestazioni cliniche della sindrome di Sjögren.

La sindrome di Sjögren è una malattia caratterizzata da secchezza degli occhi e della bocca provocati da un’infiammazione cronica delle ghiandole salivari e lacrimali, da stanchezza, da artromialgie e, in una percentuale variabile di pazienti, dal coinvolgimento di organi interni (rene, polmone, sistema nervoso centrale e peroferico). Inoltre, in una bassa percentuale di pazienti si può verificare un’evoluzione verso il linfoma B. La sua origine è ancora ignota, ma dipende dalla combinazione di fattori ambientali, genetici, epigenetici.

«L’epigenetica – spiega Margherita Dolcino, professoressa dell’Università di Genova – è l’insieme di fattori che modificano l’espressione dei geni che vendono trascritti in proteine, geni codificanti, e che non alterano le sequenze nucleotidiche dei geni codificanti. I meccanismi epigenetici rappresentano un ponte fra i fattori genetici e ambientali e hanno un ruolo importante nel determinare tutti i tipi di malattia. Gli studi di genetica convenzionali, analisi dei geni codificanti o trascritti, anche se eseguiti con tecnologie molto sofisticate, non sono riusciti a chiarire l’origine delle malattie autoimmuni/neoplastiche».

«Nel primo lavoro – commenta Antonio Puccetti, professore dell’Università di Genova – abbiamo deciso di studiare il ruolo di queste molecole regolatrici, nella sindrome di Sjögren, attraverso l’analisi di circa 540 mila geni noti, di cui almeno 50 mila “long non codingRNAs”, cioè Rna che non serve per fare proteine e abbiamo potuto identificare 3 long non coding Rna: CTD-2020K17.1, LINC00511, and LINC00657. Questi sono in grado di controllare geni codificanti coinvolti nei diversi aspetti della malattia: l’infiammazione ghiandolare, l’impegno dei vari organi bersaglio e l’eventuale evoluzione verso linfoma che può  svilupparsi nei pazienti affetti da sindrome di Sjögren. Questo studio dimostra che parte del nostro genoma non codificante, è in grado di modificare l’espressione di geni importanti per l’insorgenza e le manifestazioni cliniche della sindrome di Sjögren e apre interessanti prospettive per l’individuazione di nuovi bersagli terapeutici».

In un secondo lavoro il team di ricerca è riuscito a identificare i meccanismi genetici che determinano, nei soggetti affetti da sindrome di Sjögren, la comparsa di due differenti fenotipi clinici caratterizzati da una diversa percezione del dolore. Sono stati identificati i segnali molecolari responsabili di una maggiore componente dolorosa/fibromialgica, presente in un ampio gruppo di pazienti affetti da sindrome di Sjögren. Lo studio ha dimostrato quindi, che i geni attivati nei pazienti in cui prevale la componente dolorosa/fibromialgica, sono diversi da quelli attivati nei pazienti con manifestazioni sistemiche.

La scoperta mette in evidenza la necessità di studiare approfonditamente questi meccanismi genetici per poter mettere a punto terapie personalizzate adeguate alla tipologia del paziente che si rivelino più efficaci di quelle attuali.

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