Innovazione e finanza come strumenti chiave per lo sviluppo di un territorio: è l’oggetto del convegno organizzato questa mattina al Palazzo San Giorgio di Genova da Deloitte, con l’intervento di testimonianze relative al territorio ligure.

Nel corso del convegno Deloitte ha presentato i dati del suo Osservatorio sull’economia ligure e il periodico “WhyLD”, nato dalla trasformazione in magazine della serie di volumi annuali “Why Liguria”.

«I dati del nostro Osservatorio – ha annunciato Eugenio Puddu, partner Deloitte, responsabile di Deloitte Liguria e del progetto Why Liguria e sector leader DCM del Consumer Products – – fanno mettere sull’attenti, mostrano un territorio che sa affrontare forti difficoltà oggettive, che ha saputo riprendersi anche dalla catastrofe dell’agosto 2018. Un territorio che però tende a non raccontarsi. La Liguria nonostante l’opera dell’uomo ha ancora qualcosa di aspro, selvaggio, indomito. E siccome certe caratteristiche non si cambiano ma si possono gestire, ecco che parleremo noi del territorio, e lo faremo con un magazine, Why Liguria, che è il nome della serie di volumi annuali da cui nasce-Deloitte: in sigla WhyLD, che richiama il concetto di selvaggio».

Eugenio Puddu

«L’andamento dei dati e i trend 2018 – ha spiegato Francesca Tognetti, manager della sede genovese di Deloitte e coordinatrice dell’Osservatorio, a cui collaborano specialisti di Deloitte e imprenditori, professori universitari, esperti e conoscitori del contesto ligure – dimostrano che, nonostante le previsioni di potenziali perdite, dato l’anno di intensi accadimenti  come il crollo del ponte sul Polcevera e le ripetute mareggiate, è ancora possibile mostrare una crescita positiva e un andamento ad alti volumi nel territorio ligure. Il verificarsi di eventi esogeni può rappresentare il concretizzarsi di opportunità pur in un contesto di difficoltà e crisi. Le aziende che hanno improntato le proprie direttrici di sviluppo strategico su aspetti virtuosi hanno certamente maggiori opportunità di mantenere i trend di sviluppo cogliendo gli elementi esogeni come aspetti di una imprescindibile innovazione continua che deve interessare tutti gli attori del tessuto economico ligure».

Francesca Tognetti

Che cosa possa significare l’innovazione per lo sviluppo della Liguria lo ha spiegato Andrea Poggi, Deloitte North and South Europe innovation leader.

«Vediamo come sia forte, prepotente – ha detto Poggi, l’impatto dell’innovazione sul tessuto imprenditoriale, sulle nostre stesse vite. È un femoneo che dobbiamo cpire e saper gestire. L’innovazione crea nuovi vantaggi competitivi e grandi opportunità di crescita specialmente quando riusciamo a innestarla in settori d’eccellenza. Per la Liguria questi settori sono economia del mare, cantieristica, nautica, trasporto marittimo, turismo, agroalimentare e hi techdove la regione può contare su un hub aziendale di 15 mila addetti nei campi dell’elettronica, della robotica e del biomedicale. Su queste eccellenze bisogna fare leva. Anche le piccole aziende possono innovare, però devono mettersi insieme, fare rete. Occorre un approccio strutturato all’innovazione, con le aziende che collaborano tra loro e con il sistema pubblico. Con queste premesse ogni impresa può intraprendere con successo il suo percorso innovativo».

Ernesto Lanzillo, Deloitte Private & Family Business leader area Central Mediterrean – ha precisato che «innovare vuol dire anche puntare su nuovi mercati. L’internazionalizzazione è una delle sfide più importanti per il sistema imprenditoriale ligure e per tutto il sistema italiano». Per cogliere le opportunità offerte dall’internazionalizzazione occorrono però un salto culturale e organizzativo, e la forza finanziaria. «La finanza oggi è poco costosa però è di difficile accesso per le pmi che per ottenere crediti sono tenute a dimostrare il loro merito creditizio. Le banche devono evitare il rischio dei crediti deteriorati».

Gli istituti finanziari si stanno adeguando. Massimo Pasquali, responsabile del coordinamento aziende in Banco Bpm, ha precisato che «è importante il rapporto di fiducia tra banca e azienda, che devono durare nel tempo. Il contatto deve essere costante. Ci stiamo attrezzando a portare nuovi contenuti con un team dedicato a sviluppare soluzioni nel mondo delle pmi».

«Abbiamo creato dei team specializzati – haaggiunto Carla Telenia Zanon, Origination Corporate  Banco Bpm– per capire le dinamiche dei singoli settori. Le aziende hanno bisogno di accedere alla finanza per crescere, della finanza alternativa come di quella tradizionale ma devono sapere dove vogliono andare, non basta innovare nel prodotto».

A testimoniare che la finanza è accessibile anche per le pmi è stato Luciano di Fazio, senior partner di Emintad Italy, focalizzata nelle operazioni di quotazione in Borsa sia sul mercato Aim sia sul mercato Mta d Borsa Italiana. «Il mercato finanziario – ha detto Di Fazio – non guarda soltanti alle grandi imprese, anzi, le grandi operazioni sono sempre meno, il mercato è attento a ai piccoli che mostrano di avere possibilità di crescere. Entro fine anno concluderà il suo percorso per la quotazione la genovese Gismondi 1754 e siamo in contatto con un decina di società liguri che stanno valutando la possibilità di intraprendere lo stesso percorso».

«Innovazione e finanza sono strettamente collegate – ha sottolineato Andrea Tessitore senior advisor di Elite-Borsa italiana – e l’approccio alla finanza richiede al piccolo impreditore una crescita culturale. Elite favorisce la crescita dimensionale accompagnandola a una crescita culturale, ha nel programma 300 aziende che aiuta in un percorso culturale in cui viene coinvolto l’imprenitore e cone le sue prime linee.

A conclusione dei lavori Vittorio Doria Lamba, ceo di Alifood e collaboratore della serie Why Liguria fin dall’inizio, ha così sintetizzato il percorso che si profila per le aziende che vogliono crescere: «è un po’ quello seguito dal progetto Why Liguria, che è partito dall’analisi delle singole imprese per poi trattare di innovazione, territorio e arrivare alla finanza. Oggi abbiamo messo a fuoco un concetto: quando si uniscono capacità imprenditoriale, risorse primarie ricerca scientifica e finanza si ha innovazione, e innovazione e finanza producono lo sviluppo di un teritorio ».

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