Tutti d’accordo, Regione Liguria e sindacati, sulla vicenda Ilva. In mattinata nella sede della Regione si è tenuto un incontro convocato dal governatore Toti con i sindacati Fiom, Fim e Uilm, presenti anche Confindustria e Camera di commercio.

«L’ acciaio e Ilva – ha spiegato Toti – non sono solo un patrimonio di quei lavoratori che tutte le mattine si adoperano in quella fabbrica ma un patrimonio di questa città, di questa regione e dell’ intero Paese. Credo che tutti quanti debbano fare la loro parte per difendere tutto questo. Lo abbiamo fatto nel 2011 per difendere Fincantieri che oggi produce le più belle navi del mondo dando occupazione e speriamo che la stessa cosa si ripeta con Ilva nonostante le scelte di un governo totalmente incapace e anti-industriale. Genova si prepara alla mobilitazione: la decideremo insieme ai sindacati, a Confindustria, ai commercianti e agli artigiani di questa città perché Ilva è un pezzetto di ricchezza di tutti noi». E al termine dell’incontro, in conferenza stampa,il governatore ha annunciato: «siamo pronti ad affiancare con il gonfalone della Regione e con le nostre bandiere ogni iniziativa che le associazioni di categoria vorranno convocare e siamo pronti ad appoggiare qualsiasi iniziativa che le organizzazioni sindacali vorranno indire, chiedendo immediatamente un incontro al governo per affrontare il tema dell’acciaio e di Genova in particolare”

Bruno Manganaro (Fiom), Alessandro Vella (Fim) e Antonio Apa (Uilm) hanno confermato l’intesa con le istiuzioni e l’idea di organizzare una manifestazione che coinvolga tutta la città.

«Questo governo – ha detto Manganaro – ha fatto un gran pasticcio, prima ha messo lo scudo penale, un mese dopo l’ha tolto e ha messo in mano ad ArcelorMittal tutte le carte ma noi un anno fa abbiamo firmato un accordo e vogliamo che questo accordo sia rispettato. Noi non intendiamo pagare il prezzo di queste stupidaggini e il ministro Patuanelli che ha parlato di cassa integrazione se la può scordare. Non siamo disposti a mettere in discussione né un posto di lavoro né un euro di salario».

Vella ha sottolineato il fatto che «Genova non può pagare il prezzo di una conversione che ha già pagato ma c’è un problema di carattere nazionale. Tra l’altro Fincantieri impiega acciaio fornito dai siti Ilva, ora c’è il rischio che slittino i tempi di consegna delle navi. E Fincantieri in Liguria ha tre stabilimenti».

«La siderurgia italiana – ha dichiarato Apa – non può fare la fine di Bagnoli. La verità è che sulle spalle di 13 mila lavoratori si stanno giocando due partite politiche: una nella campagna elettorale in Puglia con Emiliano contro Veneziani, l’altra all’interno di M5S dove è in atto una guerra per bande».

Genova ormai produce lamiere sincate e stagnate, lavorando coil che provengono da altri siti del gruppo. Un domani, se ArcelorMittal lasciasse gli impianti ex Ilva, lo stabilimento di Cornigliano potrebbe contiuare l’attività approvigionandosi altrove. È una strada effettivamente percorribile? hanno chiesto i giornalisti. «Ci auguriamo di no – ha risposto Toti – ma se fosse necessario, sì».

Intanto ArcelorMittal ha comunicato che «la retrocessione dei rami d’ azienda e il conseguente trasferimento dei dipendenti alle società concedenti avverrà entro 30 giorni dalla data di recesso di Am InvestCo e, in ogni caso, nel rispetto dei termini di legge«. La società precisa che «ArcelorMittal Italia, Am Energy, Am Tabular e Am Maritime retrocederanno rispettivamente a Ilva, Taranto Energia, Ilvaform ed Ism i rami di azienda e i dipendenti di tutte le società rientranti nel perimetro oggetto della retrocessione».

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