Il concorso internazionale “Il Parco del Ponte” è un esempio di best practice come strumento di rinnovo urbano: il riconoscimento sarà assegnato domani nella sede Unesco di Parigi, in occasione della conferenza internazionale Ace-Uia (Consiglio architetti d’Europa-Unione Internazionale degli Architetti) on Architectural Design Competition.

“Il Parco del Ponte” rientra tra le quattro best practice a livello mondiale sul tema, la candidatura è stata avanzata dal Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori. 

La sede Unesco a Parigi

«Questo per noi – dice Diego Zoppi, coordinatore del dipartimento Politiche urbane e territoriali del Consiglio nazionale degli Architetti – è un importante riconoscimento e premia la determinazione del consiglio nazionale e dell’ordine degli Architetti di Genova affinché il Comune utilizzasse lo strumento del concorso di progettazione a due gradi.  Concorso che, al termine, ha permesso di individuare, in tempi certi e con trasparenza, la migliore proposta presentata: in questo caso, quella del team composto da Stefano Boeri Architetti, Metrogramma e Inside Outside con Mobility in Chain, Transsolar, Tempo Riuso, H&A Associati, Laura Gatti, Luca Vitone e Accotto Secondo Antonio».

Simonetta Cenci

Insieme a Zoppi, a presentare il progetto genovese a Parigi ci sarà anche l’assessore all’Urbanistica del Comune di Genova, Simonetta Cenci: «Il concorso è innovativo – sostiene l’assessore – la val Polcevera ha un ruolo fondamentale, per lo sviluppo produttivo ed economico della città, oltre che per le linee di comunicazione ferroviarie e stradali. Con il progetto di rigenerazione promuoveremo un processo di rigenerazione urbana smart, intelligente e “pulita” che coinvolgerà anche la parte collinare. Faremo sì che l’area diventi definitivamente la grande risorsa di Genova e una nuova centralità urbana e territoriale».

Tra gli elementi che caratterizzano il concorso a due gradi «va segnalato che esso fornisce pari opportunità per professionisti senior e junior – ricorda Zoppi – e che vi è la possibilità di avere una risposta alla complessità del tema della rigenerazione e alla domanda di qualità, grazie alla presenza di figure professionali che affiancano gli architetti (urbanisti, economisti urbani, paesaggisti, esperti in percorsi partecipativi, artisti, ecologi, geologi, ecc.) potendo quindi fruire di un approccio multidisciplinare».

Nel caso del Polcevera, il bando prevedeva l’inizio del primo grado del concorso il 10 maggio e la chiusura del secondo grado il 10 settembre. Il 17 settembre la giuria ha scelto il progetto vincitore: in soli quattro mesi, dunque, l’amministrazione comunale ha ottenuto il progetto di prefattibilità. Nei mesi di ottobre e dicembre verrà svolto il Debate public, e a fine anno verrà consegnato il progetto definitivo del Parco del Ponte, esteso su 120 mila mq. Il progetto esecutivo è previsto per i primi mesi del 2020 in modo da aprire le procedure di gara entro la prossima primavera: meno di 12 mesi dall’inizio del percorso progettuale, fatto inconsueto per il nostro Paese.

«Oltre alla rapidità del processo progettuale − sottolinea Zoppi − il concorso in due gradi consente la riduzione di conflitti e, prevedendo un compenso a tutti gli ammessi al secondo grado e l’affidamento al vincitore degli altri livelli della progettazione, consente di essere rispettosi della dignità dei progettisti. Il nostro auspicio è che diventi un modello e una via innovativa, nel nostro Paese, per la progettazione di opere pubbliche di architettura e di rigenerazione urbana».

Per Paolo Raffetto, presidente dell’Ordine degli Architetti di Genova, «la strada segnata da questa esperienza è senza dubbio quella giusta: il concorso di progettazione rappresenta lo strumento più opportuno ed efficace con cui intraprendere i percorsi di rigenerazione urbana, perché mette al centro la qualità dell’architettura e punta sulla partecipazione dell’opinione pubblica al processo decisionale: da questo punto di vista, anzi, è auspicabile una revisione della legge sui concorsi, tale da renderne palese la seconda fase, proprio con l’obiettivo di coinvolgere nel dibattito sulle trasformazioni delle nostre città un pubblico sempre più vasto e informato».

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