La Liguria si conferma al primo posto nella classifica in cui l’economia del mare mostra il peso maggiore sul tessuto imprenditoriale regionale, pari al 9,4% sul totale delle imprese. Seguono poi altre due regioni che superano la soglia del 5%: la Sardegna (6%) e il Lazio (5,5%).

Sono i dati contenuti nell’ottavo rapporto nazionale sull’economia del mare realizzato da SiCamera – Unione Camere Nazionali per la Camera di Commercio di Latina diffuso in occasione della quinta Giornata nazionale sull’economia del mare, la rassegna sulla blue economy organizzata dalla Camera di Commercio di Latina e dall’Azienda Speciale dell’Economia del Mare, in collaborazione con Unioncamere Nazionale e Unioncamere Lazio, in programma a Formia e Gaeta fino a domani 26 ottobre.

Le imprese iscritte, al 31 dicembre 2018, nei Registri delle Imprese delle Camere di commercio italiane e operanti nell’economia del mare, sono oltre 199 mila, pari al 3,3% del totale delle imprese nel Paese. Se si riduce il campo di osservazione ai soli comuni costieri, le quasi 175 mila imprese dell’economia del mare rappresentano il 9,5% del sistema imprenditoriale.

«La presentazione del rapporto sull’Economia del Mare è ormai diventata un appuntamento fisso, atteso dagli stakeholder istituzionali e anche soprattutto dei privati e imprese e associazioni, sia datoriali che di lavoratori – ha detto Mauro Zappia, commissario straordinario della Camera di Commercio di Latina – il Lazio è la terza regione dopo la Liguria e dopo la Sardegna per valore aggiunto prodotto e per lavoratori occupati. Nella filiera dell’economia del mare, molta importanza la riveste il turismo, quindi settore alberghiero e ristorazione di costa».

L’economista Massimo Lo Cicero commenta: «L’Italia è il Paese con il potenziale di crescita maggiore in Europa e nel Mediterraneo nell’economia del mare. La previsione trova conferma nel trend degli ultimi anni che ha fatto registrare cifre record tra il 2014 e il 2017, certificate anche nel rapporto della Commissione Europea. Poi dal 2017 al 2019 la crescita si è fermata a causa della mancanza di politiche adeguate e investimenti sia a livello nazionale che locale. Il vero problema del nostro Paese è la mancanza di un’infrastruttura solida che supporti lo sviluppo della blue economy. Se sosteniamo lo sviluppo dell’infrastruttura cresceranno con essa tutti i settori legati all’economia del mare: il turismo, innanzitutto, la produzione ittica, la nautica, la portualità ma anche il commercio, l’artigianato, lo sport e le attività del tempo libero».

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