8.272 persone frequentano i 34 centri d’ascolto Caritas presenti sul territorio genovese. Di questi, l’83% hanno famiglia. Questi sono i principali dati emersi ieri sera al convegno organizzato dall’Arcidiocesi di Genova e dal Festival della Scienza sul tema “Persone: focus sugli elementi che formano la città”, presentato da Marino Poggi, direttore di Caritas Genova.

«La nostra città vive spesso con molte situazioni da sanare – commenta Poggi – Le realtà che chiedono aiuto sono molteplici: dai “quartieri dormitorio”, con pochi luoghi di aggregazione sociali,alle mense, fino alla questione migranti».

Il centro d’ascolto è una delle realtà più conosciute nelle Caritas del mondo. Si occupa di ascoltare tutte le persone in difficoltà, prima ancora di intervenire. Nel 2018 le persone assistite da Caritas Genova non solo hanno ricevuto aiuto materiale, ma anche orientamenti su spese, medicinali, ambulanze, assicurazioni, diritti. Per il 2019, come spiega Lucia Foglino di Caritas Genova, «sono previsti meno assistiti grazie all’introduzione del reddito di inclusione e quello di cittadinanza». Poggi fa cadere lo stereotipo che a chiedere aiuto siano prevalentemente gli stranieri: «Il 52% dei richiedenti aiuto sono italiani, per lo più famiglie».

Uno sguardo alla distribuzione dei pasti: 24.500 le persone ospitate nelle 24 mense della Caritas che, nel corso del 2018, hanno elargito 447 mila pasti: «Stiamo allargando la nostra rete di empori della solidarietà – aggiunge Foglino – dove alle persone in difficoltà verrà consegnato un tesserino per comprare ciò che desiderano, in alternativa al solito pacco confezionato di fortuna».

Altre situazioni su cui ci si è soffermati nel corso dell’incontro al Festival della Scienza sono quelle legate all’emergenza abitativa e a quella del freddo. Quest’ultima coinvolge circa 100 persone all’anno che vengono distribuite nei dormitori Caritas e nei centri che vi si appoggiano, come quelli del gruppo di Charles de Foucauld e della comunità di Sant’Egidio.

La situazione è critica invece per i mille migranti presenti nel territorio della diocesi: «Il loro periodo nei centri d’accoglienza e la loro formazione sta quasi finendo – aggiunge il vescovo ausiliare Nicolò Anselmi, presente al convegno – Stiamo cercando insieme al Comune una soluzione per consentire loro di trovarsi una propria abitazione e di inserirsi nella società. Purtroppo il lavoro non basta, talvolta il rischio è quello di sfociare nello sfruttamento».

Proprio dal punto di vista lavorativo, «Genova è una città che ha poche opportunità – commenta Anselmi – e quindi spesso si ha la necessità di crearsi una propria occupazione. Tra i progetti che abbiamo provato c’è quello sul centro storico pulito, ma in molti casi bisogna fare i conti con burocrazia e assicurazioni che spesso non facilitano l’avvio di iniziative come questa».

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