Con 17 voti a favore (Giovanni Boitano del Gruppo misto e la maggioranza, escluso Giovanni De Paoli della Lega Nord Liguria che si è astenuto) il consiglio regionale ha approvato la proposta di deliberazione 107 presentata da Franco Senarega (Lega Nord Liguria-Salvini) e sottoscritta anche da Angelo Vaccarezza (FI) sulla “Abrogazione delle disposizioni sull’attribuzione dei seggi con metodo proporzionale in collegi plurinominali nell’elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica”.

I consiglieri di Pd, Movimento5Stelle e Rete a Sinistra hanno abbandonato l’aula prima del voto.

Il quesito referendario abroga le disposizioni del sistema elettorale della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica concernenti l’attribuzione dei seggi in collegi plurinominali con metodo proporzionale. La nuova normativa attribuisce tutti i seggi per la Camera e per il Senato in collegi uninominali, in ciascuno dei quali risulta eletto il candidato che abbia conseguito il maggior numero di voti.

Il consiglio regionale ha designato Franco Senarega (Lega Nord Liguria-Salvini) delegato e Paolo Ardenti (Lega Nord Liguria-Salvini) delegato supplente, per depositare entro il 30 settembre prossimo la proposta referendaria presso la Corte di Cassazione a Roma

Approvato con 17 voti a favore (Giovanni Boitano del Gruppo misto e la maggioranza, escluso Giovanni De Paoli della Lega Nord Liguria, che si è astenuto) è stato approvato l’ordine del giorno presentato da Augusto Sartori (FdI) che impegna la giunta a formulare, con una apposita legge regionale, una proposta di legge al Parlamento che preveda almeno una quota di eletti col sistema maggioritario e un premio di maggioranza, compatibile con quanto stabilito dalla Corte costituzionale, che assicuri all’esito del responso elettorale la vittoria certa delle elezioni ad una parte con la conseguente possibilità di formare immediatamente un governo. Nel documento si chiede, inoltre, alla giunta di formulare con una apposita legge regionale una ulteriore proposta di legge al parlamento nazionale che preveda l’elezione diretta del presidente della Repubblica.

 

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