Meno tempo impiegato, minori distanze percorse, con un risparmio economico per il sistema sanitario regionale di oltre 1 milione di euro: sono alcuni dati emersi dal bilancio del progetto di distribuzione in nome e per conto (Dpc), avviato poco più di un anno fa in via sperimentale in Liguria.

Partita il 1° marzo 2018, la sperimentazione ha riguardato la distribuzione di alcuni farmaci “salvavita” per il trattamento di patologie croniche come, ad esempio, diabete e scompenso cardiaco. Il progetto ha permesso di garantire l’equità e l’uniformità di accesso alle cure attraverso l’adozione, in tutte le Asl, di un modello distributivo univoco e l’adozione di un elenco di farmaci, distribuibili in Dpc, unico per tutta la regione.

Dal confronto tra il periodo marzo 2018 – febbraio 2019 con i 12 mesi precedenti, è emerso che su un totale circa di 1 milione di prescrizioni oggetto della sperimentazione, per 800 mila prescrizioni i cittadini hanno preferito la farmacia “sotto casa”. Il gradimento è dimostrato dall’aumento delle prescrizioni per le quali i cittadini hanno scelto la Dpc (mantenendo comunque la possibilità della erogazione diretta, con una piena libertà di scelta) rispetto al corrispondente periodo precedente: +345.805 prescrizioni (+43%).

Dal confronto della spesa nel canale della convenzionata, esclusivamente in relazione ai farmaci presi in considerazione, si è evidenziato un risparmio per il Servizio sanitario nazionale di circa di 1.100.000 di euro.

Per testare l’efficacia di questo sistema di distribuzione dei farmaci, Regione Liguria ha commissionato una ricerca effettuata da docenti del nuovo Centro Studi e Ricerche Aphec costituito nel dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Genova: la ricerca, tra le prime del genere in Italia, ha analizzato i costi economici e sociali delle diverse alternative di distribuzione dei farmaci: “diretta” tramite la rete delle farmacie ospedaliere e delle Asl oppure “per conto” attraverso la rete delle farmacie territoriali, basandosi sui dati di contabilità analitica trasmessi dalle strutture ospedaliere e sui dati relativi ai flussi della farmaceutica.

L’analisi, riferita al 2016, ha utilizzato come campione oltre 165 mila cittadini che sono andati nei centri di distribuzione (ospedali, Asl, farmacie) per ritirare i farmaci “salvavita” evidenziando, sotto il profilo dell’impatto sociale, minori distanze percorse e un notevole risparmio di tempo per chi ha scelto la distribuzione per conto, che si appoggia su una rete distributiva più capillare con circa 580 farmacie territoriali presenti su tutto il territorio: chi ha scelto la distribuzione diretta attraverso le farmacie ospedaliere o delle Asl ha percorso mediamente 18,3 chilometri in più e impiegato quasi 40 minuti in più rispetto a chi ha scelto di ritirare il farmaco nella farmacia sotto casa.

L’analisi di Aphec ha consentito di stimare per la prima volta i costi nel 2016 della distribuzione diretta, che sono risultati diversi a seconda che si tratti di Asl o ospedali, passando da un minimo di 3,4 euro a un massimo di 14 euro per singola scatoletta. Lo studio confronta quindi questi dati con il valore dell’aggio, ovvero il compenso per singola scatoletta che il servizio sanitario riconosce alle farmacie, oggi pari a 3,99 euro + iva (mentre era di 5,5 euro + iva nel 2016, anno a cui si riferisce lo studio).

«È evidente – afferma la vicepresidente e assessore alla Sanità Sonia Viale – che la scelta tra le diverse alternative di distribuzione non possa essere guidata soltanto da valutazioni economiche: analisi di questo tipo sono quindi fondamentali per prendere decisioni che possano essere al contempo eque e sostenibili. I risultati di questo studio confermano la bontà della sperimentazione, avviata nel marzo 2018 su tutto il territorio regionale, della distribuzione per conto di una specifica categoria di farmaci, in particolare i “salvavita”, lasciando ai cittadini piena libertà di scelta».

L’analisi evidenzia che tra coloro che nel 2016 hanno richiesto questo genere farmaci, il 61% ha più di 65 anni mentre il 21% ha un’età superiore a 80 anni. In riferimento al luogo di residenza, inoltre, è emerso che circa 68 mila persone, in gran parte anziani over 65, risiedono in comuni montani o parzialmente montani. «Questo dato – aggiunge l’assessore Viale – evidenzia un maggior disagio per queste persone “fragili” quando si richiede loro di percorrere lunghe distanze per ricevere i farmaci di cui hanno bisogno».

Il commissario di Alisa Walter Locatelli sottolinea l’importanza dello studio che «fornisce in modo scientifico e indipendente informazioni chiare sui costi della distribuzione diretta, quantificabili in funzione di diversi fattori quali, ad esempio, il costo dell’apparato pubblico, i costi diretti del personale, i costi della gestione del magazzino, delle scorte, dei farmaci scaduti e i costi comuni».

«Il problema posto dalla Regione – spiega Marcello Montefiori, coordinatore del Centro Aphec – è complesso e articolato. Da un lato c’è l’aspetto connesso alla valutazione economica del canale di distribuzione più efficiente per la Regione e, dall’altro, i costi indiretti e i costi sociali sostenuti dai pazienti e dai loro familiari. Lo studio è stato realizzato prescindendo da qualsiasi preconcetto ideologico e basandosi esclusivamente sull’analisi dei dati ufficiali. È questo lo spirito con cui è nato il Centro Aphec, con l’obiettivo di promuovere, sostenere, coordinare e diffondere studi e ricerche di base e applicate nel settore dell’economia del farmaco, della salute e delle tecnologie sanitarie, a vantaggio di tutti quei soggetti chiamati a prendere decisioni in ambito socio-sanitario».

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.