Esuberi, chiusura di sportelli, riduzione del servizio alle economie locali: Cgil e Cisl attaccano il business plan di Banca Carige illustrato ieri dai tre commissari.

Il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani, in una nota commenta: «Speravamo in un rilancio, invece questo è un de profundis perché quando si parla di taglio degli sprechi ma i tagli si traducono in spaventose riduzioni di occupati e di servizio al territorio, significa far venire meno la funzione sociale della banca. Sullo sfondo leggiamo lo svuotamento delle strutture centrali, lo scaricamento di responsabilità su una rete impoverita di risorse, una mobilità territoriale insostenibile: tutto questo è inaccettabile e a maggiore ragione lo sarebbe il ricorso a forme di costrizione all’uscita del personale. Ci domandiamo quale fiducia possa destare una banca che punti solo sulla porzione più ricca della clientela, abbandonando le famiglie ed esternalizzando perfino la produzione dei mutui, e su un numero selezionato di aziende medio-piccole, negando il pieno sostegno all’economia locale, già a rischio per la decisione di praticare una vendita massiva di crediti deteriorati che può mettere definitivamente in ginocchio le imprese in difficoltà».

«Purtroppo, quella di Carige – si legge in un comunicato sottoscritto da Igor Magni e Federico Vesigna, segretari generali Cgil Genova e Liguria – si sta profilando come l’ennesima vertenza nella quale le conseguenze dei processi di riorganizzazione passano dal taglio del costo del lavoro e in aggiunta a questo fatto non è nemmeno chiaro quale sarà il futuro della banca. Secondo quanto appreso si profila infatti un ridimensionamento del perimetro dell’istituto con ripercussioni sulla capacità di sostenere il tessuto economico e produttivo del territorio attraverso le politiche di credito».

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