Psr, la Liguria ha contabilizzato 71 milioni nel 2018, ma il rischio disimpegno non finisce quest’anno

Diversi ispettori andranno in pensione e probabilmente non saranno tutti rimpiazzati, una tegola dopo la fatica fatta per recuperare gli arretrati

Psr, la Liguria ha contabilizzato 71 milioni nel 2018, ma il rischio disimpegno non finisce quest’anno

La buona notizia è che la Regione Liguria non si vedrà sfilare i 15 milioni di euro per non aver impegnato la spesa prevista per questo 2018 (circa 62,7 milioni), ma il problema si potrebbe riproporre l’anno prossimo, quando dovrà contabilizzare nuovamente la stessa cifra.

La spesa effettuata e contabilizzata ha raggiunto i 71 milioni, negli ultimi 6 mesi ne abbiamo pagati 40 (Stefano Mai)

Il Psr, programma di sviluppo rurale, che l’assessore regionale all’Agricoltura Stefano Mai ha definito «il peggiore della storia» era partito zoppicando due anni dopo l’inizio del settennato, i problemi informatici inoltre ne hanno rallentato ulteriormente il cammino. A metà di quest’anno la Regione Liguria è riuscita a sbloccare la situazione, cominciando a liquidare le domande risalenti al 2015.

Il rendiconto fornito dall’assessorato mostra ancora un forte scostamento tra domande presentate e domande liquidate. «Occorre considerare – spiega Mai – che gli ispettori hanno dovuto lavorare per molto tempo in assenza programmi informatici: estrapolando i dati su excel, dando i punteggi e poi ricaricando tutto a mano sul programma. Per esempio la misura dedicata ai muretti a secco ha portato via molto tempo: 3.300 domande per erogare 11 milioni. Per esempio invece la misura sulla banda larga ha visto una sola domanda per 13 milioni. Teniamo anche conto che la nostra regione è difficilmente paragonabile alle altre: l’importo medio a domanda è di soli 15 mila euro. Gli uffici hanno dimostrato grande capacità operativa per recuperare».

Ecco, per ogni misura, il rendiconto nelle immagini (l’articolo prosegue sotto)

L’anno prossimo, secondo a quanto dichiara a Bj Liguria il direttore della Cia Ivano Moscamora, andranno in pensione una ventina di ispettori.

Nel caso non fossero integralmente rimpiazzati, il lavoro si complicherebbe nuovamente.

«Ora non ci resta che aprire nuovi bandi e ragionare sulla prossima programmazione – dichiara Mai – al tavolo vorrò i rappresentanti delle categorie e dei Comuni. Oggi, visto che ci saranno le elezioni europee del 2019, si parla di prolungare questo Psr prima che il nuovo veda la luce, occorrerà comunque una riflessione seria. Intanto capire se l’Unione Europea proseguirà nell’idea dei Psr regionali, perché abbiamo avuto qualche notizia sul fatto che diventino nazionali. In ogni caso valuteremo quali saranno state le misure più gettonate e capire dove vogliamo andare». Innovazione, lotta al dissesto idrogeologico, accostamento con il turismo, com’è accaduto per le vie dell’olio, sono i punti imprescindibili. Misure che servano anche da incentivo per i giovani a intraprendere un mestiere molto complicato in Liguria «che può fornire una risposta alla disoccupazione, oltre che il richiamo a ciò che ha rappresentato una delle prime attività umane, magari quando ci si trova ad aver ereditato il terreno dei nonni», specifica Mai.

Al momento la Liguria ha aperto 33 sottomisure su circa quaranta. «Occorrerebbe una rimodulazione finanziaria – sostiene Mai – contavo nel ribasso d’asta della Banda ultra larga, 6 milioni avanzati rispetto alla cifra iniziale, ma la Commissione Ue ci ha detto che non possono essere spostati da quella misura».

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