La società lionese Em2c è stata l’unica a essere ammessa alla seconda fase della progettazione del nuovo waterfront di Levante. Su sei proposte arrivate, quella del gruppo immobiliare è l’unica a essere ammissibile sull’intero lotto. Due invece le proposte su lotti parziali “in panchina”, qualora gli sviluppi e le specificazioni dell’unica idea progettuale, non dovessero corrispondere pienamente alle aspettative della Amministrazione.

Em2c, presieduta da Yvan Patet, è una società che ha un’esperienza trentennale ed è stata pionieristica nella costruzione di progetti di sviluppo territoriale, come Greenopolis (26 mila mq), una “città nella città” a Lione, con la creazione di un tessuto di attività (imprese, negozi e uffici), premiata per i bassi consumi energetici.

Em2c ha soddisfatto tutti i requisiti: è solvibile (ha un bilancio e una liquidità solida) e ha ottenuto la fidejussione da 2 milioni. Em2c è stata conosciuta dal Comune di Genova proprio all’atto della presentazione del progetto al Mipim di Cannes, il salone dell’immobiliare.

Il lotto unico comprende il comparto della Fiera di Genova e dal disciplinare di gara era escluso dalla vendita il padiglione B, mentre per quanto riguarda gli immobili padiglione C, palazzina uffici, padiglione M, padiglione D, resta confermato che dovranno essere demoliti a carico dell’acquirente, che avrà anche in carico l’esecuzione dello scavo per il Canale navigabile.

«La prossima settimana verranno a Genova per lavorare con noi – annuncia l’assessore comunale all’Urbanistica Simonetta Cenci – avremo un ufficio preposto del Comune che porterà avanti il progetto, che dovrà obbligatoriamente rispettare le indicazioni di Renzo Piano». Grazie al fatto che alla seconda fase, a causa dei requisiti molto stringenti del bando, sia stata ammessa una sola società, accelererà i tempi «perché ora si tratterà di un dialogo diretto – aggiunge Cenci, che sottolinea l’importanza di un interesse dall’estero – è un ottimo segno per Genova». Il Comune ha annunciato che farà di tutto per rendere snelle le procedure urbanistiche, anche per recuperare le due settimane di ritardo sulla tabella di marcia. Il rinvio della chiusura del bando era stato chiesto e ottenuto dagli interessati e fissato proprio in quel 14 agosto che resterà nella memoria di tutti.

«Ci hanno chiamato poche ore dopo il disastro del ponte Morandi – confida Cenci – per capire come procedre, abbiamo risposto che il progetto sarebbe proseguito».

«Genova non si è fermata – dopo il 14 agosto – dice il sindaco Marco Bucci – l’edificio ex Nira è stato rimpalcato di nuovo. Continueremo a fare quello che era nei programmi. A fine anno ci sarà la selezione finale, con la vendita delle aree all’azienda che realizzerà il progetto di far vivere quell’area tra mare, sport, diporto e manifestazioni fieristiche iktre che la realizzazione della passeggiata dalla Foce alla Lanterna».

A inizio del prossimo anno si passerà proprio alla fase 2, quella cioè finalizzata a verificare la fattibilità della proposta relativa all’intero compendio.

«Non era facile portare a termine il progetto con tutto quello che è successo, aggiunge il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti – la Liguria non si è fermata. Riprendiamo il filo del discorso a distanza di quasi trent’anni dalla realizzazione del Porto Antico e della ristrutturazione dei Magazzini del Cotone. Anche nel resto della Liguria i progetti stanno andando avanti, penso all’isola Palmaria o ai waterfront di Savona e La Spezia. Quando si vuole le cose si fanno anche al di fuori dell’emergenza».

Le prossime tappe per completare il progetto saranno il recupero dell’ex silos Hennebique e la seconda fase del waterfront per arrivare sino al Porto Antico e proseguire verso la Lanterna.

Intanto il soprintendente Vincenzo Tiné, ha annunciato che è ufficialmente esclusa la realizzazione dei depositi petroliferi nell’ex centrale Enel della Lanterna, il cui vincolo sarà esteso a buona parte dei macchinari (ci sta lavorando l’Università di Genova), mentre è in dirittura d’arrivo il vincolo paesaggistico di Boccadasse. «Non è scontato lavorare – spiega – con le istituzioni in questo modo, si evitano conflitti di competenze e rallentamenti futuri».

 

 

 

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