Una missione in Australia organizzata dall’Associazione internazionalizzazione commercialisti ed esperti contabili (Aicec) dal 3 al 10 novembre 2018 per promuovere opportunità di collaborazione e investimento tra Italia e Australia, conoscere i mercati di sbocco offerti e consentire anche l’eventuale partecipazione al concomitante congresso mondiale della professione contabile “Wcoa 2018”, che si svolgerà a Sydney dal 5 all’8 novembre.

Destinazione Australia” è stata presentata oggi nella sede dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Genova. Alla missione potranno partecipare non solo i commercialisti, ma anche le loro aziende clienti. L’iniziativa consentirà di incontrare le istituzioni, gli stakeholder locali e i colleghi che rappresentano la professione in Australia per creare opportunità strategiche di crescita. Al commercialista basterà utilizzare un format per comunicarlo alle aziende interessate. Alla missione prenderanno parte anche 40 imprese australiane selezionate con cui i commercialisti potranno interagire per organizzare eventuali B2B. Federico Diomeda, membro della commissione internazionale dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Genova e membro del gruppo di lavoro della missione Sydney: «Questa iniziativa rientra anche nell’attività per sollecitare i dottori commercialisti con visione strategica ad aiutare i propri clienti a investire all’estero». L’Australia è un Paese in grande crescita e l’Italia è considerata un ottimo partner, tra i due ci sono ottime relazioni.

L’Australia è il 28° mercato di destinazione dell’export italiano – che, si stima, subirà entro il 2020 un incremento potenziale di circa 980 milioni di euro – oltre a rappresentare un canale di inserimento particolarmente interessante verso i mercati emergenti dell’area Asia-Pacifico. Secondo la Farnesina, l’economia australiana gode complessivamente di ottima salute, come confermato dalla tripla A riconosciutale dalle principali agenzie di rating internazionali, dalla riduzione del tasso di disoccupazione (5,7%) e dall’inflazione sotto controllo (1,5%).

«Chi meglio di noi conosce le potenzialità che l’impresa ha per affrontare il mercato internazionale? Le uniche imprese che hanno fatto utili in questi anni di crisi sono proprio quelle che sono state attive sui mercati esteri – dice Giovanni Gerardo Parente, presidente Aicec – questa è anche l’occasione per i colleghi di apprendere nuove tecniche e specializzarsi».

Paolo Ravà, presidente dell’Ordine genovese, sottolinea: «Siamo a supporto delle aziende con la nostra competenza, l’Australia è complessa da approcciare anche per la distanza, puntiamo a offrire servizi professionali qualificati, un modo per evolvere la professione, perché il futuro è la specializzazione, non esiste più il commercialista generalista».

Francesco Giacobbe, senatore eletto nella circoscrizione estera Asia-Africa-Oceania-Antartide, è un commercialista che da tempo lavora con l’Australia: «Si tratta di un paese che ha materie prime, risorse finanziarie, manca il know how italiano per il decollo».

Giacobbe rileva le principali differenze rispetto all’Italia: il rispetto della meritocrazia a tutti i livelli, anche quelli commerciali, e il senso del dovere di chi fornisce servizi. Non esiste conflitto sociale grazie a politiche di welfare avveniristiche. Oggi l’Australia è un Paese in grande sviluppo anche dal punto di vista edilizio: «C’è un’espansione verticale e una forte domanda di abitazioni che hanno fatto impennare i costi anche del 30-40%. Occorre guadagnare tanto per sopravvivere, i prezzi dei beni al consumo sono molto più alti, anche a causa dei costi dei trasporti e del sistema di protezioni economiche».

I prodotti italiani sono già molto diffusi: moda, agroalimentare, secondo Giacobbe il settore interessante per le enormi potenzialità che offrirebbe è proprio il manifatturiero: «Dare valore aggiunto ai prodotti australiani, manca l’expertise di poter aggiungere valore a ciò che si produce, la trasformazione in cui gli italiani sono maestri».

Il consiglio di Giacobbe è di andare con un piano ben preciso e stipulare joint venture con i locali.

Sono diversi i modi in cui un impresa può affacciarsi sul mercato internazionale, lo spiega Fabrizio Galluzzi, presidente del settore Terziario di Confindustria Genova: «Seguire un cliente perché fornitrice di un’altra azienda – succede spesso per esempio nel settore manifatturiero, automobilistico o la meccanica – delocalizzare, andando a produrre nel mercato di sbocco; si può anche essere esportatori naturali di prodotti riconosciuti come leader del made in italy, cioè le 4 F: food, fashion, factory automation, furniture».

Maurizio Caviglia, segretario generale della Camera di Commercio di Genova evidenzia che solo un numero limitato di imprese che ne avrebbero la potenzialità decide di guardare all’estero: «Siamo l’unico Paese che si valuta in maniera molto più critica rispetto a quelli stranieri. Siamo convinti di essere molto peggio di ciò che siamo».

La Camera di Commercio genovese tornerà a supportare le imprese anche con una presenza all’estero (la legge di riorganizzazione aveva ridotto questa funzione) grazie al fatto di essere stata scelta tra i cinque soci fondatori di Promos Italia, una nuova società consortile a responsabilità limitata, interamente a capitale pubblico, struttura del sistema camerale italiano, costituita per supportare le imprese nel processo di internazionalizzazione.

Caviglia però ricorda anche che la Camera offre seminari per dare istruzioni sull’uso di modelli fondamentali come il certificato di origine, documento che, se non ben compilato, può portare a una segnalazione alla procura della Repubblica per falso. In Cina per esempio è molto facile incappare in sanzioni.

Anche Confindustria Genova ha già attive diverse misure in supporto dell’internazionalizzazione, come spiega Galluzzi: ci sono accordi con la rete della diplomazia economica, ma anche con Ice (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), con l’Alce, l’Associazione ligure per il commercio estero, mettendo a disposizione competenze. Confindustria ha continui rapporti con Sace e Simest (le due società di Cassa Depositi e Prestiti) per la gestione degli aspetti finanziari degli investimenti esteri e ha stipulato un accordo con Co.Marc per il discatto temporaneo di specialisti nelle aziende che ne hanno bisogno. Attraverso il Club internazionalizzazione, le imprese associate possono avere approfondimenti sui mercati esteri o partecipare a iniziative e missioni imprenditoriali. Le imprese estere possono aderire all’omonima sezione loro riservata. «Ci sono altre ipotesi di lavoro – dice Galluzzi – su database informativi e voucher per l’internazionalizzazione».

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