Mobilità condivisa e smart working, estensione del servizio di trasporto pubblico locale. Ma anche indagini sui materiali e supporto per i progetti di demolizione e di eventuale costruzione di un nuovo ponte. Sono alcune delle ipotesi di lavoro sviluppate dal gruppo che l’Università di Genova ha costituito subito dopo il crollo del Ponte Morandi. «Chiediamo di partecipare alla resilienza di Genova, con gli strumenti che abbiamo a disposizione, a partire dalla conoscenza e dalla ricerca scientifica – spiega Michele Piana, prorettore per la ricerca e il trasferimento tecnologico – Siamo un ateneo multidisciplinare, questo è un grande vantaggio».

Trasporti e logistica, costruzioni e strutture, ambiente e territorio. Questi i tre ambiti a cui fanno riferimento le proposte presentate questa mattina, in via Balbi 5, tra l’altro già rese note al sindaco: «Faremo una prima riunione operativa la prossima settimana», riferisce Piana.

A illustrare le diverse ipotesi di lavoro erano oggi presenti, in un’affollata aula Meridiana, Enrico Musso, direttore del Centro italiano di eccellenza sulla logistica, i trasporti e le infrastrutture (Cieli), Sergio Lagomarsino, del dipartimento di Ingegneria civile, chimica e ambientale (Dicca) e Mauro Mariotti, direttore del Dipartimento di Scienze della terra, dell’ambiente e della vita (Distav).

Trasporti e logistica

Alcune delle proposte a breve termine presentate dal direttore del Cieli sono già state prese in considerazione e attuate, almeno parzialmente, dagli enti pubblici locali: si tratta, per esempio, del potenziamento e della gratuità temporanea di alcune linee bus, della metro, del servizio Navebus o l’integrazione abbonamenti Amt-Atp-Trenitalia. Proposte anche una connessione rapida con l’aeroporto (check-in point a Genova Brignole, con navetta ferroviaria fino a Sestri Ponente e bus I24 potenziato), nuove fermate per la Navebus, per esempio alla Foce o all’aeroporto stesso, e aree di interscambio all’uscita dei caselli autostradali genovesi, da rendere disponibili gratuitamente.

Tra le ipotesi di mobilità ferroviaria, il ripristino di fermate degli intercity in punti intermedi delle direttrici verso Ponente, Levante e Alessandria. Per quello che riguarda la mobilità stradale, alcune proposte di separazione massima possibile dei flussi urbani e per il porto (anche in questo caso alcune già prese in considerazione), attraverso l’utilizzo di aree buffer (come via Milano) per l’accesso regolato ai varchi portuali, l’utilizzo delle aree Ilva per la mobilità delle merci, l’apertura del porto in orari notturni, utilizzi differenziati dei caselli.

Musso ha parlato anche di un maggior sfruttamento delle forme di mobilità condivisa, «come car pooling o car sharing, forme ancora poco usate, soprattutto nella nostra città» e di «incentivi ai taxi con una corrispondente riduzione delle tariffe o introduzione di tariffe fisse». Un occhio anche alla mobilità delle merci in distribuzione a Genova, «con la ricognizione delle esigenze dei corrieri e dei destinatari attraverso l’ascolto degli operatori e delle associazioni di categoria».

 

 

 

 

Welfare aziendale, smart working, car sharing: tre leve su cui agire per la ripresa

Per ciò che riguarda poi l’organizzazione dei servizi, Musso ha calcato sull’opportunità di sfruttare forme come telelavoro e smart working, per enti pubblici e aziende private. Allo studio anche un possibile decentramento di alcuni servizi pubblici, «anche con il coinvolgimento dei municipi, strutture spesso poco utilizzate», sottolinea, sia come erogatori di servizi, sia come terminali di consulenza per i cittadini. E nell’ottica di ridurre i principali picchi di traffico, anche un piano sulla diversificazione degli orari di entrata e uscita di alcune attività.

Costruzioni e strutture

Il Dicca è invece pronto a mettere a disposizione le proprie competenze e strutture per tutto ciò che riguarda l’ambito delle costruzioni. Lagomarsino si sofferma soprattutto sullo studio del sistema strutturale del ponte e sulle eventuali fasi di demolizione e ricostruzione: «L’Ateneo sarebbe in grado di eseguire indagini sui materiali – descrive – in particolare sulle condizioni di resistenza del calcestruzzo attraverso prove di tipo indiretto “in situ” e diretto in laboratorio. Mettiamo a disposizione le nostre competenze anche per dare suggerimenti per il progetto di eventuale demolizione del ponte in modo controllato, mantenendo intatti gli edifici sottostanti». Il dipartimento fornirebbe un supporto anche nella progettazione del nuovo ponte, «con l’analisi delle soluzioni tecniche possibili, comparando i diversi sistemi strutturali, ma anche con l’analisi statistica direzionale del vento e la valutazione della risposta all’azione sismica». In questi casi, la galleria del vento del Dicca è a disposizione per eseguire le prove necessarie.

Ambiente e territorio

Dal punto di vista ambientale e territoriale, le ipotesi di lavoro riguardano questioni di tipo meteo-climatico, geologico e geofisico, sismologico e idraulico, formulate focalizzando l’attenzione non solo sull’area interessata al crollo del ponte, «ma estendendo lo sguardo all’intero bacino della Val Polcevera, un’area caratterizzata da un alto consumo di suolo, in cui tra negli anni l’alveo del torrente è stato ridotto del 50%», spiega Mariotti.

Nel breve termine, si parla per esempio di definizione del profilo meteo-climatico della Val Polcevera e dell’analisi geologica e idrogeologica dell’area interessata a eventuali nuove infrastrutture. Tra le proposte, anche l’analisi di pericolosità sismica, della valutazione qualitativa e quantitativa del rischio idraulico e la definizione di un piano di rimozione del materiale costituente la struttura del ponte ora in alveo. Nel medio termine le ipotesi di lavoro comprendono soprattutto le questioni relative alla compatibilità ambientale degli inerti demoliti e il loro smaltimento in sicurezza, nel lungo termine c’è la disponibilità dell’Ateneo alla predisposizione di un monitoraggio continuo del territorio, anche con tecniche innovative.

Sul fronte ambientale, l’Università propone anche uno studio di bilancio ecologico della comunità del Ponente genovese e della Val Polcevera, in un’ottica di adozione di misure concrete per rendere quest’area una sorta di “città laboratorio” in cui la mobilità con mezzi privati sia significativamente ridotta e venga migliorata la qualità della vita, anche attraverso l’adozione di tecnologie green e l’incremento della sostenibilità ambientale.

Scarica il documento integrale con le proposte del gruppo di lavoro dell’Università di Genova

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