«Sembra che si cerchi un appiglio per rimettere tutto in discussione, ma la scelta resta politica, non legale o tecnica. La decisione, e quindi la responsabilità di quello che accadrà, sarà in ogni caso del governo». Così Mario Ghini, segretario generale della Uil Liguria, commenta la vicenda Ilva, in attesa di conoscere il parere sulla gara richiesto dal ministro Luigi Di Maio all’Avvocatura generale dello Stato, parere che potrebbe arrivare prima di Ferragosto.

«Le criticità rilevate dall’Anac – dichiara Ghini a Liguria Business Journal – non sono così gravi da compromettere la validità della gara. La stessa Anac precisa che l’individuazione di eventuali irregolarità non potrebbe portare di per sé all’adozione di provvedimenti di annullamento che sono solo di competenza del ministero».

Sulla base delle osservazioni dell’Anac, Di Maio ha inviato all’ Avvocatura Generale dello Stato una lettera con la richiesta di parere in merito a «possibili anomalie relative alla procedura di gara» per l’Ilva, aggiudicata ad ArcelorMittal, e «l’effettiva sussistenza di ragioni di interesse pubblico tali da legittimare l’eventuale annullamento d’ufficio» degli atti. La lettera del ministro segnala la decisione di non non aver riaperto la procedura di gara «pur a fronte di un consistente ampliamento» dei tempi previsti per l’attuazione del piano ambientale, il «possibile mancato rispetto» da parte della cordata aggiudicataria di alcune scadenze delle «prescrizioni di carattere ambientale» e «la decisione di non dare luogo a una o più fasi di rilancio delle offerte».

Della stessa opinione di Ghini è il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, che in un’intervista al Messaggero afferma: «Sulla soluzione confidiamo nel buon senso. C’è stata una gara e c’è un investitore vincitore. Ora occorre coniugare ambiente, sviluppo e occupazione. L’Ilva rappresenta la questione industriale nazionale, del Mezzogiorno, dell’occupazione e dell’indotto. A oggi c’è molta incertezza. Sembrerebbe una tattica tesa a far scappare l’investitore».

«Annullare la gara – continua Ghini – avrebbe un effetto disastroso. ArcelorMittal non se ne starebbe buona e zitta, farebbe ricorso, e con un ricorso pendente nessuno più vorrebbe investire nell’Ilva, anche perché gli investimenti in questo campo sono rilevanti. Sarebbe una farsa».

Una farsa con risvolti drammatici. «Con la fine dell’Ilva andrebbero bruciate decine di migliaia di posti di lavoro, a Taranto resterebbero senza occupazione 14 mila dipendenti diretti e diverse migliaia nell’indotto, a catena perderebbero il lavoro i dipendenti di Genova, di Novi e dell’indotto in tutta Italia. E il nostro Paese perderebbe un comparto industriale in cui è all’avanguardia».

«Ed è paradossale – sottolinea il segretario della Uil Liguria – che a rischiare la fine non sia un’azienda che non riesce a stare sul mercato: il gruppo Ilva era in utile fino al sequestro di alcune parti dello stabilimento di Taranto disposto dalla magistratura nel 2012. E chi in questi anni è venuto a visitare lo stabilimento di Taranto lo ha definito tuttora all’avanguardia. Terminati gli interventi di ambientalizzazione a Taranto avremo un impianto modello».

Oggi Ilva, messa in ginocchio dalla lunga gestione commissariale e dai continui interventi normativi, perde circa 30 milioni di euro al mese. E i commissari hanno risorse per pagare gli stipendi e la manutenzione ordinaria, per tenere in vita lo stabilimento, fino al 15 settembre. Serviranno un’altra proroga della gestione commissariale e altri soldi, che il governo dovrà assolutamente trovare.

Intanto va avanti la trattativa tra ArcelorMittal e i sindacati. Il gruppo che si è aggiudicato l’Ilva, assicura che c’è la volontà di trovare per ciascun lavoratore una soluzione equa, ferma restando per l’azienda la necessità di fare quadrare i conti economici.

«Bisogna che il governo decida – conclude Ghini – ArcelorMittal non prenderà impegni senza avere la certezza di essere proprietaria dell’Ilva».

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