Non sarà un partito “sovietico” ma avrà la sua struttura e da oggi lavora per le prossime elezioni regionali. Così ieri sera, al Teatro della Gioventù di Genova, Giovanni Toti, ha definito “Vivaio Liguria”, il contenitore arancione di liste civiche presentato nel corso di una giornata fitta di interventi e testimonianze.

Toti sul palco insieme a Lucrezia Cavallaro, figlia di una delle vittime di Nassiriya

Per quanto leggero, Vivaio Liguria si sta configurando come un vero e proprio partito. Un partito al lavoro per le regionali e per la rielezione di Toti, che ha annunciato ufficialmente l’intenzione di ricandidarsi alla presidenza.

Il governatore e diversi dei suoi fedelissimi, azzurri e arancioni, hanno ribadito che Vivaio Liguria non è alternativo a Forza Italia: «in questa sala – ha detto Toti – non c’è nulla di alternativo a qualcosa d’altro, abbiamo costruito un contenitore dove tante anime si sono confrontate, tutto questo non deve andare disperso». Tanto più che «senza il valore aggiunto portato dal movimento arancione non avremmo vinto quello che abbiamo vinto».

Le parole rassicuranti di Toti erano dirette a quella parte di Forza Italia che ha sempre diffidato della nebulosa arancione, vedendovi uno strumento ideato per fornire al governatore quella massa di manovra che ora gli manca a costo di farne un potenziale concorrente del partito di Berlusconi. Diffidenza non sappiamo quanto giustificata dai fatti ma comprensibile. Al prossimo tavolo di trattative tra alleati, per Toti un conto sarà presentarsi avendo alle spalle soltanto Forza Italia, altra cosa sarà poter contare anche sul nuovo contenitore arancione. Però un partito come quello azzurro, in contrazione ed eroso su un fianco dalla Lega di Salvini, con la presenza di un altro partito moderato non correrà il rischio di cedere altri consensi? D’altra parte, forse è vero che senza gli arancioni il centrodestra ligure non avrebbe vinto tutto quello che ha vinto.

Sembra che Berlusconi, valutati i pro e i contro, alla fine abbia deciso di dare via libera all’ex direttore di TG 4. Non si spiegherebbe altrimenti la presenza del vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, all’assemblea regionale degli azzurri che si è tenuta il 20 luglio scorso a Genova. Tajani nel suo intervento ha mostrato di avere fiducia in Toti, e Giorgio Mulè, deputato e portavoce dei gruppi di FI di Camera e Senato, ha definito Vivaio Liguria «un eccellente affluente nel perimetro del centrodestra, che è inclusivo e non ha nessuna preclusione. «Toti – ha insistito Mulè – ha nel suo dna i valori di Forza Italia, ha avuto l’intuizione di coinvolgere le liste civiche come già aveva fatto Biasotti ma lavora all’interno del cantiere di Forza Italia». All’assemblea erano attese anche Maria Stella Gelmini, presidente del gruppo parlamentare di FI alla Camera, e Anna Maria Bernini, presidente del gruppo al Senato, poi non arrivate per causa di forza maggiore. In sostanza, lo stato maggiore di Forza Italia ha dato via libera a Toti e ha voluto farlo ufficialmente.

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