Un primo passo per colmare la carenza di formazione specialistica in sanità, di cui Bj Liguria si è occupato in questi ultimi tempi (qui e qui per esempio). Per la prima volta la Regione Liguria ha finanziato 12 borse di studio oltre a quelle previste dal Miur, da tempo giudicate insufficienti. Un impegno complessivo che per i prossimi cinque anni ammonta a 1,4 milioni, suddivisi in 300 mila il primo, altrettanti per la seconda, 312 mila per il 2020 e il 2021, 182 mila per il 2022, ricavati grazie alla riduzione del disavanzo. Il concorso di quest’anno, avvenuto da poco, teneva già conto di questa aggiunta, grazie a una lettera di impegni che la Regione aveva mandato in anticipo al Miur, ancor prima dell’approvazione della delibera.

Un cambio di passo anche per superare la logica centralista con cui vengono decise le varie specialità da finanziare. In questo caso è stata fondamentale la collaborazione tra Alisa, l’agenzia regionale sanitaria della Liguria e la Federazione dell’ordine dei medici. Le discipline coinvolte sono: medicina d’emergenza-urgenza (4 borse), ortopedia e traumatologia (3 borse), psichiatria (2 borse), medicina fisica e riabilitativa (2 borse), igiene e Medicina preventiva (1 borsa).

Il quadro dell’imbuto formativo Clicca per ingrandire

Alessandro Bonsignore, presidente Fromceo Liguria, commenta: «Sono anni che con Alisa ragioniamo sui fabbisogni per fornire alla Regione le necessità. Da tempo si è creato un imbuto formativo dopo la laurea. Inoltre nessuno ha considerato la Liguria per le sue peculiarità di Regione con tanti anziani». C’è anche da considerare che lo squilibrio di età si ripercuote anche sulle professioni, il tasso di fuoriuscita dal mondo del lavoro degli specialisti è elevato.

Ogni borsa costa 25 mila euro. «Soprattutto i giovani iscritti all’Ordine – evidenzia Bonsignore – hanno proposto di utilizzare fondi europei per questo tipo di formazione, come già accade in altre regioni», lo conferma Camilla Satragno, specializzanda in radiologia oncologica all’Ospedale San Martino di Genova, che aggiunge: «Vivendo la corsia ci rendiamo conto anche di ciò che manca nelle strutture».

Per fare in modo che gli specialisti poi restino in Liguria, la delibera regionale prevede che venga firmato un “patto d’onore“, un impegno a non trasferirsi altrove per tre anni una volta vinta la borsa. In attesa che si riesca a rendere più attrattive le scuole di specializzazione liguri: «Di solito a fare da catalizzatore è il prestigio dell’Università e del direttore della scuola», conferma Bonsignore.

«Si tratta di una decisione fondamentale per l’efficientamento del settore», dichiara Walter Locatelli, commissario straordinario di Alisa.

«Oggi – specifica Sonia Viale, assessore regionale alla Sanità – dei circa 8 mila laureati in medicina in tutta Italia, solo 6 mila possono accedere alla scuola di specializzazione. Ci siamo impegnati anche per favorire coloro che sono nati o residenti qui».

«La medicina convenzionata ha lo stesso problema – aggiunge Francesco Quaglia, direttore del dipartimento Salute e servizi sociali – abbiamo provveduto a incrementare nuovi posti nel triennio, caricando a nostro onere i costi indiretti della formazione. La perdita di chance costa molto al sistema».
Impegno a prolungare i due anni entro i cinque proseguimento specializzazione.
Attrattività da prestigio università fama nazionale
Giovani medici viviamo realtà del reparto. Collaborare anche per il futuro. Numero di borse implementato. Auspicio. Cercare insieme soluzione fondi europei come usano altre regioni. Camilla Satragno specializzata radioterapia oncologica al San Martino. Francesco Paolo d’adamo. Imperia.

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