«Oggi più che mai comprendo quanto mi veniva spesso detto: per mantenere determinati ruoli, bisogna dimostrarsi flessibili. Accettare e affrontare alcune dinamiche che fanno parte delle regole del gioco, e che permettono, alla fine, di poter realizzare la propria “mission”. Ho provato a farlo, ma in questo, evidentemente, non sono risultata efficace. Questo non significa che mi senta migliore o peggiore di altri politici o amministratori. Mi sento semplicemente diversa e probabilmente inadatta a questo contesto politico». Così Elisa Serafini, assessore del Comune di Genova al Marketing Territoriale, alla Cultura e alle Politiche per i giovani, in un messaggio pubblicato su Facebook spiega i motivi per cui ha deciso di lasciare la giunta guidata da Marco Bucci.

«Poco più di un anno fa – si legge nel messaggio – ho avuto la fortuna di poter partecipare a un grande progetto per la mia città, insieme a una squadra che ha scelto di sostenere un sogno condiviso. Insieme abbiamo innovato, prodotto risultati, commesso anche molti errori, ma quello che più mi rende felice è che abbiamo potuto seminare le condizioni perché potessero finalmente scardinarsi alcuni tra i più dannosi sistemi clientelari che infestavano le nostre politiche pubbliche. Chi ha seguito la mia attività politica e amministrativa lo sa: spesso ho infranto veti, calpestato interessi speciali, ed è vero, ho fatto arrabbiare qualcuno, ma ho provato sempre a perseguire l’interesse generale, che poi, se ci pensiamo, è l’unico che conta».

«Ho sempre pensato – prosegue Serafini – che l’innovazione fosse un processo che miete vittime e sancisce vincitori: è la distruzione creativa che spaventa chi desidera un mondo sempre uguale, sempre “suo”. Un mondo che io, ho provato – da sempre – a contrastare. Ho interpretato quindi il mio ruolo come quello di un commissario. Grazie alla fiducia dei cittadini, abbiamo potuto ridurre costi, aumentare le performance, rinnovare processi e contenuti, e, infine, ho potuto condurre battaglie di coscienza politica, le cui cicatrici sono oggi indelebili su questa lettera. Ma proprio per questo, che rifarei altre cento volte. Non avevo, e non ho ancora, abbastanza esperienza o maturità per capirlo, e probabilmente per accettarlo. Ma oggi più che mai comprendo quanto mi veniva spesso detto: per mantenere determinati ruoli, bisogna dimostrarsi flessibili. Accettare e affrontare alcune dinamiche che fanno parte delle regole del gioco, e che permettono, alla fine, di poter realizzare la propria “mission”. Ho provato a farlo, ma in questo, evidentemente, non sono risultata efficace. Questo non significa che mi senta migliore o peggiore di altri politici o amministratori. Mi sento semplicemente diversa e probabilmente inadatta a questo contesto politico».

«Sono felice, gratificata e grata per l’opportunità. Ma il mio compito, in questa Giunta, è finito. Voglio ringraziare il Sindaco – conclude Serafini – per la fiducia che ha scelto di darmi ogni giorno. Fino a quest’ultimo. E chiedere scusa se, qualche volta, con le mie decisioni e posizioni “autonome”, posso aver creato dei problemi.Come si dice in questi casi, farò un “passo di lato”, perché il mio impegno per rinnovare le politiche pubbliche, e per sostenere il nostro territorio, le battaglie di libertà, di merito, e di trasparenza, assumerà altre forme, ma non finirà mai. Da alcuni mesi lavoro alla realizzazione del primo “incubatore” di politiche pubbliche. Un centro studi che possa aiutare gli amministratori di tutta Italia, a realizzare soluzioni efficaci sui territori. Quello sarà, da domani, il mio unico progetto pubblico. Per il resto, io mi fermo qui. Tornerò a essere un politico “di passione”, e non di professione, come scriveva Max Weber. Grazie alle tante persone che mi stanno scrivendo in queste ore, a chi ha scelto di darmi fiducia. È anche per voi che ho preso questa decisione».

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