499 ricoveri, 3851 giornate di degenza, per una media di 7,84 giorni (degenza massima 15 giorni). Questo il bilancio della sperimentazione dell’area a conduzione infermieristica all’ospedale Galliera di Genova tra il 25 maggio 2017 e il 30 aprile 2018. 100 pazienti e 1572 giornate di degenza in quella dell’Asp Brignole (nella Rsa Doria-Struppa), inaugurata il 5 dicembre.

Un bilancio positivo che la Regione e Alisa intendono replicare anche sul resto della Liguria, «nell’ottica di realizzare quell’integrazione ospedale-territorio che è sempre stata un miraggio e che invece con questo reparto è realizzabile», annuncia l’assessore regionale alla Sanità Sonia Viale, che dà appuntamento nelle prossime settimane per annunciare dove verranno aperti nuovi reparti di questo tipo. «In questo modo si riducono i ricoveri inappropriati, magari in attesa di trovare un posto letto in rsa, o di dimissioni precoci rispetto alle esigenze del paziente».

Domani, 25 maggio, un open day in entrambe le strutture.

Il reparto consente di gestire pazienti stabilizzati che però non sono ancora pronti per la dimissione. In questo modo si liberano letti nell’ospedale, ma si evitano anche ricadute a causa delle dimissioni troppo affrettate.

Sono 12 i posti letto al Galliera, gestiti da un coordinatore infermieristico, 7 infermieri e 6 operatori sanitari. Altrettanti alla Doria, ma uno studio sui costi effettuato dal Galliera evidenzia che con 15 posti letto sarebbe possibile anche risparmiare sul costo di degenza al giorno: da circa 200 euro a 156, ancora lontano dai 130 indicati nella delibera regionale, ma «motivato dal fatto che la degenza media è più bassa del previsto e sappiamo che i costi si concentrano soprattutto nei primi giorni», spiega il direttore generale del Galliera Adriano Lagostena.

Isabella Cevasco, responsabile delle Professioni sanitarie del Galliera, spiega che in entrambe le strutture lavorano infermieri che hanno fatto un percorso formativo comune sull’educazione terapeutica dei pazienti e aggiunge che il reparto ospita anche coloro che sono in attesa di posto in Rsa e che hanno già un percorso extraospedaliero definito.

Lagostena, Cevasco, Viale, Sinesi, Piciocchi

«Tutto questo ci permette di mantenere costante il flusso di pazienti e liberare posti letto per acuti, ricoverando pazienti dal pronto soccorso». La caratteristica di questo reparto è che i pazienti sono anche seguiti nel post dimissione, con un controllo telefonico (789 le chiamate dal Galliera, una media di 4 al giorno), escludendo i pazienti dimessi verso Rsa, i pazienti chirurgici semplici e quelli che hanno subito un intervento di chirurgia delle articolazioni. Inoltre sono state 436 le visite ambulatoriali dirette, una media di 2 al giorno. «Soprattutto coloro che hanno patologie cronico-degenerative – spiega Cevasco – traggono molti benefici da questo sistema».

Principalmente i pazienti che arrivano al reparto provengono dall’obi/degenza breve (28,06%), il 12,42% dalla chirurgia generale ed epatobiliopancreatica, il10,62% dalla medicina interna, il 10,42% dalla neurochirurgia, il 7,01% dall’ortopedia delle articolazioni, il 6,61% dall’urologia e il 24,85% da altre unità operative.

«Il vantaggio che abbiamo riscontrato – racconta Lagostena – è la riduzione dei ricoveri ripetuti, anche se i numeri sono ovviamente ancora piccoli, con variazioni da -5% per i pazienti dall’urologia sino al -62% per quelli della neurochirurgia».

Il tasso di occupazione dei posti letto è risultato del 96,09%, ma sarebbe più alto se non si considera il periodo di startup. Solo 5 su 499 pazienti hanno avuto bisogno di rientrare in ospedale (l’1%).

Soddisfatti anche i famigliari/care giver, che possono andare dai loro cari dalle 7 alle 21, visto che il reparto è sempre aperto alle visite: «Ciò rappresenta un vantaggio nella relazione coi parenti da parte nostra – dice Lagostena – e ha un effetto positivo sull’adesione terapeutica, cioè l’obbedienza ai trattamenti consigliati dal medico».

I benefici sono stati registrati anche sulle degenze per interventi d’elezione: un paziente-tipo operato di protesi all’anca ha dimezzato la permanenza in ospedale da 8 a 4 giorni.

«In futuro – annuncia Lagostena – pensiamo di fare un’analisi costi-benefici su tutto il percorso e di estendere il follow up più a lungo».

Marco Sinesi, commissario straordinario dell’Asp Brignole, ha meno dati, ma è già soddisfatto: «Temevamo che la nostra struttura, decentrata rispetto al Galliera, essendo in val Bisagno, non avrebbe potuto supportare pienamente l’ospedale, invece grazie alla collaborazione con l’ospedale ci siamo riusciti. Questo è un punto di partenza. Situazioni del genere si sviluppano e garantiscono un servizio di alta qualità nei confronti del paziente».

Pietro Piciocchi commissario straordinario aggiunto del Brignole aggiunge: «Questo è un progetto pilota in Italia anche per il gemellaggio tra Galliera e Brignole e ha altri aspetti positivi: l’accettazione avuta subito nell’ambiente medico sanitario, non così scontato, ma anche la valorizzazione della professione infermieristica. Ciò ha dato un’iniezione di fiducia anche al personale, anni fa questa struttura sembrava destinata a essere un carrozzone pubblico, oggi è in prima linea verso una sfida innovativa».

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