L’europarlamentare spezzino Brando Benifei si dimette dalla direzione provinciale del Pd: «Il Partito Democratico ha registrato il peggior risultato della sua storia – dice – nonostante un’azione di governo che, per quanto segnata da svariati errori, specie sulle scelte riguardanti scuola e lavoro, come in molti non abbiamo mancato di sottolineare in varie occasioni, risulta complessivamente molto migliorativa della situazione del Paese sotto numerosi aspetti: crescita dei redditi, opportunità di sviluppo industriale, diritti civili, tutele per il lavoro autonomo, lotta alla povertà per citarne alcuni».

Per Benifei è tempo di «archiviare la stagione dei vuoti plebisciti e degli uomini soli al comando».
Le dimissioni come segnale di ripartenza per riconquistare la fiducia dei cittadini «con umiltà e apertura, partendo da atti concreti e dal coraggio di rischiare. Sono convinto che l’Italia abbia ancora bisogno di una sinistra democratica e progressista e penso che solo se i giovani ci crederanno ancora e lavoreranno duramente per questo sarà possibile far scattare una nuova scintilla nel Paese».

Per Benifei servono scelte radicali: una rifondazione completa del Partito Democratico, prendendo atto anche di svariati fallimenti nel campo largo del centrosinistra, dal deludente risultato di Mdp-Leu alla lista Insieme e la frenata degli europeisti di Più Europa, oltre a un grande tessuto associativo che si è allontanato dal partito da tempo. «Oggi è il tempo di ricucire insieme i pezzi», dice.

Per Benifei il nodo è questo: «Se governi abbastanza bene, ma poi ottieni un risultato così negativo in termini di consensi, non sei un buon politico. In democrazia una buona leadership ha tra i principali compiti quello di convogliare consensi su proposte, in questo caso la scelta di una compagine parlamentare con un proprio programma politico».

Benifei si congratula con gli eletti, ma giudica grave l’errore di «non dare uno spazio sufficiente nelle liste al capoluogo di regione, particolarmente significativo in termini di elettorato e con deputati meritevoli come Lorenzo Basso e Mario Tullo. A ciò si aggiunge, nella provincia della Spezia, la decisione di mettere nella posizione oggettivamente più precaria un parlamentare uscente e capace come Massimo Caleo».

A questi e ad altri errori si somma poi la gestione del post voto, che per Benifei è «discutibile»: Matteo Renzi pospone le sue dimissioni, «rinviando scelleratamente una gestione finalmente più condivisa e collegiale della difficile fase, agitando un alquanto improbabile spettro dell’inciucio col Movimento 5 Stelle, pronunciando parole poco rispettose perfino nei confronti del presidente della Repubblica, laddove fa riferimento alle mancate finestre elettorali. È evidente che per qualunque elettore democratico la prospettiva di un accordo di governo con Di Maio è indigeribile e inaccettabile, ma allo stesso tempo è doveroso preoccuparsi – e ci si dovrà ragionare molto bene – di come evitare di portare alla guida del Paese la destra più radicale, la Lega, considerando che almeno su una eventuale nuova legge elettorale sarà comunque necessario ragionare con tutti».

In questa situazione, secondo Benifei, serve un nuovo protagonismo della sua generazione: «Siamo scarsamente rappresentati in Parlamento nelle file del Pd per scelte sbagliate nella composizione delle liste, ma abbiamo una grande ossatura di volontari di partito, militanti delle cause più disparate, amministratori locali e dirigenti del mondo associativo, giovani lavoratori e studenti che possono fare la differenza».

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