Obbligo di carne rossa italiana al 100% (prima quella bio poteva anche non essere italiana), divieto di offrire pesce proveniente da Cina, Giappone e India, riduzione dei tempi di percorrenza dal centro di cottura al luogo di consegna dei cibi.

Dopo la mobilitazione della rete commissione mense, dei comitati genitori e dei sindacati (nella foto di apertura il presidio della Filcams Cgil), il Comune di Genova ha accolto alcune richieste, modificando il capitolato d’appalto per l’assegnazione del servizio di ristorazione scolastica. Il bando, che era già online con scadenza per il 9 aprile, verrà ripubblicato con le modifiche a partire da domani e con una proroga temporale per consentire alle imprese di ritarare la propria offerta.

«Per la prima volta – spiega Piciocchi – abbiamo fatto uno sforzo di bandire una gara d’appalto per 3 anni più 2, con un rinnovo automatico nel caso le imprese rafforzino le cucine nelle scuole e aprano tre nuovi punti cottura vicini alle consegne, dove poter preparare e scolare il primo piatto, un appalto che duri qualche anno è la condizione principale per avere un servizio di qualità».

L’abbassamento da 45 a 35 minuti per la consegna del cibo obbligherà probabilmente le imprese a investimenti nelle scuole e al ripristino in cucine in disuso.

Sul fronte del lavoro Piciocchi evidenzia: «Siamo per il mantenimento della clausola sociale, nei limiti normativi abbiamo inserito l’attribuzione di maggiori punteggi a chi assumerà il maggior numero di persone. Ora lo schema rispecchia quanto richiesto dall’Anac, l’Autorità nazionale anti corruzione».

Tornando alle contestazioni dei genitori, ci sono alcune novità: «Abbiamo introdotto limiti temporali tra la produzione e confezionamento del cibo – aggiunge Fassio – un massimo di 30 minuti. Ripristinato il 100% biologico con possibilità di aumento dei punti se il prodotto è italiano per riso pasta, formaggio e frutta».

Reinserito anche la percentuale del 60% biologico come nel precedente capitolato. Inoltre la valutazione della qualità del cibo torna a essere di 20 punti nella composizione del punteggio.
Si avrà un aumento della valutazione in fase di gara, in caso si propongano prodotti bio italiani.
Ulteriori discriminanti sul punteggio il km zero e il mancato uso dei prodotti di quarta gamma, ossia la frutta, la verdura e, in generale, gli ortaggi freschi, confezionati e pronti per il consumo (come le buste di insalata, per esempio).

Altro capitolo quello delle penalità: «Le abbiamo inasprite ulteriormente – annuncia Fassio – abbiamo tolto la discrezionalità». Ossia: se una ditta ripristinava la condotta, la penale poteva non essere applicata. In quelle penali dove è ancora presente l’area di discrezionalità, c’è l’obbligo di motivazione analitica di archiviazione.

Per aumentare il potere sanzionatorio, si è stabilito non solo che la penale vada richiesta entro due giorni dal verificarsi evento, ma anche entro due giorni da quando se ne ha conoscenza.

Il 6 aprile – annunciano gli assessori – alle 9, è previsto un incontro per parlare della formazione del regolamento dei commissari mensa.

Soddisfatta la rete commissioni mense: «Questo non è un contentino, siamo felici che il Comune abbia accolto alcuni nostri suggerimenti», dice Sabina Calogero.

 

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