Pd e Lista Crivello contestano le modifiche al testo che contiene gli indirizzi per le nomine e le designazioni del Comune di Genova negli enti di competenza: «Prosegue lo svuotamento del ruolo istituzionale delle commissioni e del consiglio comunale – evidenzia Cristina Lodi, capogruppo in consiglio comunale – per Bucci, che ha un’impostazione da manager, sembra che si trattino di noie da evitare il più possibile, per lui il consiglio comunale non serve».

Sono due gli articoli finiti sotto la lente dell’opposizione, che ha anche ottenuto l’attenzione da parte dei consiglieri di maggioranza, riferiscono i consiglieri del Pd, in particolare di Mario Mascia (Forza Italia) e Lorella Fontana (Lega Nord): l’articolo 5.3 abroga la trasmissione del curriculum ai consiglieri della commissione nomine e ai capigruppo consiliari, inoltre viene abrogata la possibilità di convocare, entro sette giorni, una commissione per osservazioni di carattere non vincolante. «Non era mai successo che venisse convocata una commissione per questi motivi – ricorda Lodi – ma eliminare questa possibilità è davvero poco democratico».

Una questione procedurale, ma anche “filosofica”, come evidenzia Stefano Bernini: «Una concezione feudale quella espressa nell’articolo 7, in cui viene espresso che i nominati sono tenuti a conformarsi agli indirizzi della giunta e del consiglio comunale e alle direttive del sindaco, assicurando una corretta rappresentanza degli interessi del Comune. Un dovere che mal si concilia con una rappresentanza in una società quotata per esempio». «Ci sono regole del codice civile da rispettare», aggiunge Alessandro Terrile.

Lorenzo Azzolini, di Genova che osa (il movimento nato dall’esperienza di Rete a Sinistra), evidenzia alcuni passi indietro di Bucci rispetto a un modello di riferimento, quello degli Usa, «che è molto più trasparente e rigoroso». La proposta condivisa è di mantenere l’albo pubblico informatico delle candidature, che sarebbe abrogato dal nuovo testo, di pubblicare l’anagrafe delle cariche pubbliche, in modo da far visionare a tutti la situazione patrimoniale e reddituale, la presenza di eventuali conflitti di interessi, gli eventuali altri incarichi pubblici ricoperti in precedenza e gli emolumenti percepiti.

Per Pd e lista Crivello la proposta del centrodestra ha però almeno un elemento positivo: il riferimento alla parità di genere, che manca nel testo attuale.

«Auspichiamo in un ripensamento e che i nostri emendamenti vengano accolti – dice Alberto Pandolfo – perché esonerare completamente il consiglio comunale elimina la sua funzione di rappresentanza.

Nulla vieta al sindaco, lo ricordano i consiglieri stessi del Pd, di fare nomine anche al di fuori dell’elenco (lo aveva fatto anche Marco Doria). L’abitudine di negare le commissioni (per esempio quella su un tema molto sentito, come Euroflora), preoccupa l’opposizione che teme lo stile poco istituzionale di Bucci.

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