Boom dei visitatori al Museo di Palazzo Reale, con la Liguria che è la regione a crescere di più sul trend 2017 dei musei statali e che si piazza al secondo posto nella percentuale di crescita dal 2013 al 2016. I dati sono ufficiali e provengono dall’ufficio statistica del Mibact, il ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo. In valore assoluto i numeri, paragonati a quelli di altre regioni, sono ancora piccoli (solo Molise e Abruzzo fanno peggio), ma le percentuali sembrano essere rassicuranti: l’ascesa destinata ad aumentare, visto che dai 107.617 visitatori del 2013, si è passati a 205.967 (+91,4%), con il trend del 2017 in crescita del 22,7%.

Crescono anche gli introiti per regione: la Liguria è passata dai 115.062 euro del 2013 ai 390.503 euro del 2016, un incremento del 239,4% secondo anche in questo caso solo alla Calabria, che è trainata dall’esposizione dei Bronzi di Riace, vera calamita. Il trend per il 2017 registra un +8,4%, in questo caso inferiore alla media nazionale del +13,5%. Anche in questo caso si tratta di numeri ancora piccoli, considerando che le big sono il Lazio con 67 milioni di euro, la Campania con 41,7 milioni, la Toscana con 31, ma le strutture in questi territori sono notevoli e famosissime (gli Uffici, Pompei, il Colosseo).

Palazzo Reale, diretto da Serena Bertolucci, è uno dei 30 musei coinvolti nella riforma attuata con l’obiettivo del rilancio delle strutture statali (vedi box in fondo) ed è al ventesimo posto per numero di visitatori, che sono aumentati del 50,3% tra il 2013 e il 2016, passando da 68.023 a 102.209. Il trend per il 2017 è del +4,7%, contro una media nazionale del +11%. Cresciuti anche gli introiti: da 98.579 euro a 224.230 (+127,5%), anche se il trend 2017 prevede un -2,5%.

«La riorganizzazione del ministero sta dando i suoi frutti – dice il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini – a tre anni dalla riforma che ha riconosciuto ai musei dello Stato piena dignità giuridica come istituti, i visitatori nei luoghi della cultura statali sono passati da 38,5 milioni a 45,5 milioni e gli incassi hanno raggiunto i 175 milioni di euro. Numeri che sono destinati ad aumentare anche quest’anno, con la crescita del 9,4% dei visitatori e del 13,5% degli introiti nei primi 9 mesi, e che testimoniano una radicale inversione di tendenza dovuta alle importanti novità introdotte con il sistema museale nazionale».

«Regione Liguria – commenta l’assessore regionale alla Cultura Ilaria Cavo – ha scommesso sul polo museale investendo sull’animazione di alcuni siti sul territorio con spettacoli, tramite il progetto Star di Sergio Maifredi a Luni e alla Villa romana del Varignano, alla Villa romana di Ameglia, alla necropoli romana di Cafaggio e ad Albisola Superiore». Cavo è ottimista: «I dati potranno ulteriormente crescere, in futuro, con la nuova offerta della Casa dei cantautori liguri all’Abbazia di San Giuliano, ideata da Regione Liguria e finanziata dal ministero dei Beni culturali per il piano di interventi 2019: un progetto che Serena Bertolucci ha sostenuto fin dal primo momento e che dimostra come una collaborazione fattiva tra diverse istituzioni possa portare a un ampliamento dell’offerta e delle occasioni da proporre ai turisti».

In Liguria, oltre a Palazzo Reale, sono musei statali (coordinati dal 2014 dal Polo museale della Liguria diretto da Bartolucci) la Galleria nazionale di Palazzo Spinola (che però non è inserita nel Polo museale) a Genova, il museo preistorico dei Balzi Rossi e zona archeologica di Ventimiglia, il Museo dell’Arte vetraria Altarese, il Museo archeologico di Chiavari Palazzo Rocca, il Museo archeologico nazionale di Luni. Inoltre sono di proprietà statale il Castello di San Terenzo a Lerici, la Fortezza Firmafede a Sarzana, la Fortezza di Castruccio Castracani – Castello di Sarzanello a Sarzana, Forte San Giovanni a Finale Ligure, Forte Santa Tecla a Genova, la villa romana del Varignano a Portovenere.

I due elementi di successo della riforma

Autonomia dei musei
La riforma del Mibact supera la contrapposizione ideologica tra tutela e valorizzazione. I principali musei statali sono divenuti istituti autonomi (in tutto 30, ai quali si aggiungono i parchi archeologici Pompei e Colosseo), dove i direttori, selezionati attraverso bandi internazionali e da una commissione di esperti di chiara fama, agiscono secondo i più moderni e attuali standard di gestione museale. Hanno autonomia tecnico scientifica e svolgono funzioni sia di tutela, sia di valorizzazione. Sono dotati di un proprio statuto, di un bilancio e ciascuno possiede aree funzionali (dalla cura delle collezioni al marketing, dal fundraising all’amministrazione), in coerenza con gli standard internazionali elaborati dall’International Council of Museums. L’organizzazione prevede un consiglio di amministrazione, un comitato scientifico aperto anche alle amministrazioni locali e alla società civile e un collegio dei revisori dei conti.

Progettazione culturale pubblica
Con la riforma i musei statali recuperano la responsabilità della progettazione culturale. Prima della riforma il museo era un ufficio incardinato alla Soprintendenza, senza dirigente e senza alcuna autonomia. Soluzione quasi obbligata era l’affidamento all’esterno della gestione dei servizi per il pubblico, inclusa l’organizzazione di mostre, con inevitabili proroghe di affidamento per ritardi nel bandire le gare. Il Mibact ha dettato nuove regole per l’affidamento dei servizi, grazie ad un accordo con Consip spa, con l’obiettivo di assicurare trasparenza ed efficienza per l’affidamento dei servizi – tra i quali l’attivazione di un sistema di biglietteria nazionale online – e recuperare il ruolo centrale della pubblica amministrazione nella progettazione culturale e scientifica, perché i bandi saranno predisposti su progetti elaborati dai musei e dai poli regionali.

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