L’impiego di alcuni studenti dell’istituto alberghiero Marco Polo in supporto ai volontari della Festa dell’Unità di Genova nell’ambito di un progetto di alternanza scuola-lavoro, ha scatenato una bufera politica, tanto che, come riporta il quotidiano La Repubblica edizione di Genova, il preside ha preferito ritirare i ragazzi dal progetto.

Particolarmente dure le parole di Ilaria Cavo, assessore alla Formazione della Regione Liguria, che su Facebook scrive: “Oggi un po’ di cose non tornano: gli studenti dell’istituto alberghiero Marco Polo fanno alternanza scuola/lavoro alla festa dell’Unità di Genova (anziché essere inseriti in un serio progetto professionale e culturale di stage, così il loro lavoro viene usato per raccogliere fondi per il partito)”.

Il Pd dal canto suo ha replicato in una nota che la convenzione è tra Coop Liguria e l’istituto Marco Polo: “Qui gli studenti partecipanti hanno modo di cimentarsi con la sfida, non da poco, di lavorare all’interno di un ristorante con un elevato numero di clienti. Crediamo sia evidente il valore aggiunto in termini di professionalità e l’opportunità che questa esperienza può rappresentare per i ragazzi coinvolti.
Abbiamo scelto di mettere a disposizione una struttura complessa, come quella di un ristorante capace di fare duemila coperti a sera, rinunciando per qualche ora alla logica dei tempi stretti di lavorazione in cucina, dando così un’opportunità a giovani che devono imparare una professione importante. Al termine dell’esperienza alla Festa, abbiamo anche deciso di premiare i migliori piatti preparati dai ragazzi. Crediamo sia un modo di  gratificarli e riconoscere il loro impegno, in modo sano e simpatico, regalando un oggetto utile per la loro esperienza scolastica”.

Ma come funziona l’alternanza scuola lavoro?

Intanto cerchiamo di capire come dovrebbe funzionare, almeno sulla carta, l’alternanza scuola lavoro: dall’anno scolastico 2017/2018, tutti gli studenti iscritti nei percorsi di studio dell’istruzione secondaria di secondo grado dovranno avere realizzato il monte ore che la legge 107/2015 ha riservato all’alternanza scuola lavoro (esisteva già in precedenza, ma non in questa formula): almeno 400 ore negli istituti tecnici e professionali e almeno 200 ore nei licei, da svolgere complessivamente nell’arco degli ultimi tre anni. Uno step in più rispetto alle ore in aula e in laboratorio è proprio quello dell’esperienza “sul campo”.
Anche i candidati esterni al futuro esame di Stato dovranno dichiarare e documentare di avere svolto esperienze di alternanza scuola lavoro o attività a esse assimilabili (stage, tirocini, attività lavorative anche in apprendistato) per il monte ore di riferimento indicato dalla legge. Un esercito di persone.

Il ministero dell’Istruzione ha specificato che anche gli enti di tipo associativo possono offrirsi come struttura ospitante, anche nel caso fondino la propria attività sul volontariato, a condizione che la struttura presso la quale gli studenti sono accolti gli studenti, costituisca un ambiente lavorativo organizzato, formativo e a norma, dotato dei requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi, compresa la possibilità di far acquisire agli studenti un’adeguata formazione sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Come si avvia l’alternanza?

Intanto occorre una convenzione tra la scuola e la struttura ospitante, poi un patto formativo, con cui lo studente (o i soggetti esercenti la potestà genitoriale se minorenne) si impegna a rispettare determinati obblighi e a partecipare alle attività previste nel percorso formativo personalizzato di alternanza scuola lavoro nel quale sono specificate le competenze attese in esito allo stesso, condivise tra l’istituzione scolastica e la struttura ospitante; il percorso formativo personalizzato può essere integrato nel documento, anche in allegato.

L’alternanza scuola-lavoro può essere svolta durante la sospensione delle attività didattiche, anche con la modalità dell’impresa formativa simulata e all’estero.

A livello nazionale sono 56 i soggetti con cui il ministero ha firmato accordi per una collaborazione in ambito alternanza scuola-lavoro. A livello regionale, in Liguria, sono 7 gli enti/associazioni firmatari: Camera di Commercio di Genova, Grandi Navi Veloci, Academie Nice, Camera di Commercio della Spezia (ora inserita nella Camera di Commercio Riviere di Liguria), Unioncamere Liguria, Alleanza cooperative italiane Liguria, Fondazione Color Your Life. Da qualche mese anche Regione Liguria ha ufficializzato i progetti, ma evidentemente il portale non è stato ancora aggiornato.

Chi può essere struttura ospitante

Imprese e rispettive associazioni di rappresentanza; Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura; Enti pubblici e privati, ivi inclusi quelli del Terzo Settore; Ordini professionali; Musei e altri istituti pubblici e privati operanti nei settori del patrimonio e delle attività culturali, artistiche e musicali; Enti che svolgono attività afferenti al patrimonio ambientale; Enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni.

Questi accordi dovrebbero favorire la promozione di tali percorsi, anche se per ora non è facile capire come sta funzionando.

Esiste un portale (scuolalavoro.registroimprese.it) creato dalle Camere di Commercio d’Italia che fa un po’ di chiarezza, in cui si possono cercare le imprese o gli enti che propongono l’alternanza o l’apprendistato. Inizialmente le difficoltà, sul fronte aziende, erano anche burocratiche, oggi per iscriversi al registro, occorre soltanto la Pec, non ci sono più scuse insomma.

In Liguria, secondo il portale, sono 84 i soggetti che offrono percorsi: si va dal cameriere di bar ad Albenga, al segretario amministrativo, all’imparare i fondamentali della coltivazione in serra o in orto, sino all’installazione di impianti elettrici. Considerando che gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado in Liguria sono quasi 61 mila (prime e seconde comprese), occorrerà probabilmente fare di più.

Non è detto che le società, pur essendo classificate come sede in Liguria, abbiano progetti sul territorio ligure, come nel caso della Ligursarda srl, che propone un progetto di commis di sala e commis di bar, uno per commis di cucina, uno per addetto al ricevimento e cassa, in un residence/hotel a Capo d’Orso, in provincia di Sassari, o Zara, la celebre catena di abbigliamento, che propone posizioni aperte quasi in tutta Italia tranne che in Liguria.

I percorsi disponibili sul campo non sembrano moltissimi, ma evidentemente questo portale non è omnicomprensivo, visto che Coop Liguria, titolare della convenzione legata alla polemica politica, non compare sul portale (a meno che, ma non crediamo, abbia già esaurito tutti i progetti) e non vi non compare neanche Regione Liguria, che ha attivato progetti di alternanza per 200 studenti, dopo la firma dell’accordo con l’ufficio scolastico regionale. Camera di Commercio di Genova chiarisce che l’iscrizione al portale nazionale scuolalavoro non è obbligatoria, anche se l’obiettivo sarebbe di raccogliere su quel sito tutte le realtà coinvolte. Un problema ulteriore per le scuole che non hanno contatti con le imprese e sono alla disperata ricerca di progetti per i propri studenti. A giudicare da ciò che ci confermano diverse fonti coinvolte, è proprio l’assenza di “matching” tra scuola e impresa a costituire uno dei problemi più complessi, costringendo gli istituti a doversi quasi inventare percorsi per arrivare al fatidico monte ore.

Esiste quindi un problema di aggregazione di coloro che si occupano dei percorsi, almeno agli occhi dell’utente non addetto ai lavori, i meccanismi sono dunque altri, forse anche casuali: andando a vedere le ultime statistiche disponibili, quelle relative all’anno scolastico 2015/2016, emerge che le sedi scolastiche in alternanza scuola lavoro in Liguria sono state 124 (113 statali e 11 paritarie), il 91,2% sul totale delle sedi, una media superiore a quella nazionale. I percorsi attivati al terzo anno di corso sono stati 920 di cui 91,6 annuali, l’1,4% biennali e il 7% triennali. Gli studenti coinvolti sono stati 10.687 al terzo anno di corso, 3.738 per il quarto anno e 2.045 per il quinto anno, in totale 16.470, il 51,1% su 100 frequentanti.

Le strutture ospitanti nel 2015/2016 erano 4.288, il 2,8% del totale italiano: oltre la metà erano imprese (2.385), 883 i professionisti, 362 classificati come “altro”, mentre la scuola stessa ha messo in campo 88 strutture, 94 erano gli enti pubblici/privati non economici (non profit), 98 strutture della pubblica amministrazione, 84 enti pubblici/privati economici profit e 54 enti pubblici/privati del terzo settore (anche volontariato).

Tra i progetti d’eccellenza che compaiono sul portale del ministero, ce n’è anche uno ligure: l’opera scultorea rappresentante San Sebastiano a Loano, che ha coinvolto 87 studenti di 4 classi del liceo artistico-classico Giordano Bruno.

Il confine tra formazione e sfruttamento

Il punto nodale della questione è quindi: aggregare in un unico portale tutte le realtà che hanno attivato i progetti e fare in modo che i progetti siano realmente formativi. Il caso denunciato in Puglia di una ragazza di un istituto alberghiero di Bari finita a lavare i bagni e a fare volantinaggio per 12 ore è salito, insieme ad altri, alla ribalta delle cronache. Tornando al caso dei giovani del Marco Polo però il progetto di alternanza era pienamente nel solco di ciò che dovrebbero imparare. Per esempio l’omologo istituto Bergese evidenzia nel piano formativo progetti per approfondimenti circa la produzione, il servizio e la vendita, con l’adeguamento alle vigenti normative. Sarebbe stato molto più grave se i giovani dell’alberghiero fossero stati impiegati in mansioni diverse dal loro percorso scolastico o se fossero stati impiegati studenti dei licei, per esempio.

Il Miur inoltre specifica che gli allievi mantengono lo status di studenti, che l’alternanza è un’opportunità formativa e che gli studenti non devono sostituire posizioni professionali. In sostanza occorre che siano i tutor interni (quelli scelti dalla scuola) a vigilare che il progetto in realtà non sia un modo per aggirare l’assunzione di personale, ma una vera opportunità formativa. Occorre che il tutor esterno (quello aziendale) guidi i ragazzi nelle varie esperienze, tenendo conto che l’alternanza scuola lavoro, per legge, non è retribuita.

Per approfondire ecco il sito ufficiale del ministero.

 

 

 

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