Il 7% dei Comuni italiani (556) è in dissesto. Lo rileva uno studio della Fondazione nazionale dei Commercialisti, che ha pubblicato un documento sullo stato di crisi degli enti locali nato da un lavoro di ricerca basato su una complessiva ricognizione dei dati statistici riferiti alle diverse situazioni indicative di crisi finanziaria: condizione di deficitarietà strutturale, pre-dissesto e dissesto.

Oltre il 70% si trova nel Meridione. La Liguria presenta attualmente un solo Comune in pre-dissesto: Savona.

L’analisi ha interessato un arco temporale dal 1989, data di entrata in vigore della normativa sul dissesto, all’anno scorso.

I dati della ricerca, elaborati in base alle rilevazioni più recenti ottenute da varie fonti (ministero dell’Interno, Corte dei Conti, Istituto per la Finanza e l’Economia locale), indicano una ripresa, negli ultimi anni dei fenomeni di crisi finanziaria, evidenziata in primo luogo dalla dinamica dei dissesti aumentati progressivamente dal 2000 ad oggi, con un picco di 24 nel 2014 e di 17 l’anno scorso.

Numerose le procedure ancora aperte: ben 325 le amministrazioni a rischio, di cui 67 deficitarie, 151 in pre-dissesto e 107 in dissesto. Fenomeni che appaiono particolarmente concentrati nelle regioni del Mezzogiorno e fra gli enti locali di piccole dimensioni, fino a rappresentare in alcune aree una condizione quasi endemica. Il 60% degli enti che si trovano in situazioni di deficitarietà è concentrato nelle classi demografiche con popolazione inferiore a 5000 abitanti.

«Per superare le criticità in atto è necessario far emergere in modo tempestivo le situazioni di squilibrio – spiega Massimo Miani, presidente della Fondazione Nazionale dei Commercialisti – introducendo pochi e semplici parametri che attestino la reale situazione economica delle amministrazioni. Inoltre bisogna rafforzare il monitoraggio dei Comuni con meno di 15.000 abitanti che, secondo quanto emerso dal nostro studio,  sono quelli più a rischio».

Cosa vuol dire pre-dissesto

Gli enti locali in crisi strutturale possono evitare la dichiarazione di dissesto finanziario presentando un piano di riequilibrio pluriennale, eventualmente assistito da un’anticipazione finanziaria da parte dello Stato, che preveda un incremento delle entrate attraverso l’aumento automatico, fino ai livelli massimi, delle aliquote dei tributi locali, e un riduzione delle spese con obiettivi minimi di risparmio concentrati sul versante delle uscite correnti.

Savona ha aderito a questo sistema nel 2016.

Secondo i commercialisti alcuni rimedi potrebbero essere: maggiori procedure di controllo per prevenire i dissesti, come degli indicatori più stringenti per far emergere tempestivamente situazioni di squilibrio sulle difficoltà nella riscossione delle entrate e nella gestione di cassa (anticipazioni di tesoreria per esempio); introduzione del rating della salute finanziaria; rafforzamento dei controlli nei Comuni con popolazione inferiore a 15 mila abitanti.

Ricerca completa qui Lo stato di crisi negli enti locali

 

 

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