Liguria, mancano 24 mila posti di lavoro per tornare a livello pre-crisi

L'analisi della Banca d'Italia sull'economia della Liguria mostra anche che le imprese non investono a sufficienza

Economia in crescita, ma nessun progresso sul mercato del lavoro, dinamiche creditizie dominate da fattori di domanda. Sono le tre caratteristiche emerse dal rapporto L’economia della Liguria della Banca d’Italia dedicato al 2016.

«La Liguria, rispetto al resto del Nord Ovest, non è riuscita a tornare a livelli di occupazione pre-crisi – spiega il direttore della sede di Genova Mario Venturi – tanto che mancano all’appello 24 mila posti di lavoro. Fatto 100 il livello del 2008, oggi siamo sotto di almeno 4 punti percentuali». L’aumento del tasso di disoccupazione, spiega il direttore, ha una caratteristica tutta ligure rispetto al resto d’Italia: «Non è dovuto alle persone scoraggiate che non cercano più l’occupazione, ma a chi ha perso il lavoro».

Ritrovare lavoro in tempi brevi (6 mesi) in Liguria è – magra consolazione – lievemente più facile rispetto alla media nazionale: ci riesce il 23,4% di chi ha perso il lavoro (contro il 22,6 in Italia) e le caratteristiche del lavoratore contano: i laureati hanno più facilità, mentre chi ha più di 35 anni è agevolato solo sul breve periodo.

Dal lato delle imprese colpisce la carenza di domanda per credito in ottica investimenti, che sono stabili grazie all’aumento di quelli delle famiglie (soprattutto mutui) «C’è una notevole prudenza e un sotto utilizzo della capacità produttiva», aggiunge Venturi.

Gli investimenti sono cresciuti nel comparto industriale grazie al calo dei costi di finanziamento e a nuovi incentivi fiscali, ma l’industria in Liguria non ha un peso così preponderante e nei servizi non si registra la stessa propensione.

In aumento invece le esportazioni e i consumi delle famiglie.

Sempre dal lato delle imprese il 2016 ha visto nell’industria un calo del fatturato del 7,6%, a causa delle situazioni di crisi, soprattutto nel savonese e alla variabilità connessa alla specializzazione in beni di investimento. Le esportazioni invece sono aumentate spinte dalla cantieristica.

Analizzando i servizi privati non finanziari, i risultati lievemente positivi riguardano il numero di ore lavorate e il fatturato stabile (l’anno scorso era incrementato), il commercio ha avuto qualche beneficio grazie ai maggiori acquisti di beni durevoli da parte delle famiglie, mentre nel mercato immobiliare sono ulteriormente aumentate le compravendite (anche se i prezzi sono calati ancora). Bene anche il turismo, sia interno sia estero, restano stabili i movimenti di merci su container.

Crociere in crescita in Liguria

Dal 2010 al 2016 i passeggeri sono aumentati del 6% all’anno, meglio del resto del Paese. La Spezia ha contribuito al trend. Altro punto a favore è che la stagionalità è contenuta: nel trimestre estivo si concentra solo il 38% dei transiti. La Banca d’Italia rileva che solo come spesa diretta, nel 2016 è stata del 4% del valore aggiunto del comparto alloggi e ristorazione.

Le famiglie

Le famiglie liguri hanno caratteristiche molto particolari: livelli medi di reddito disponibile e ricchezza pro capite (soprattutto grazie alle proprietà immobiliari). Una minore quota di famiglie indebitate e con rate in arretrato.

Una maggiore incidenza di nuclei familiari in condizioni di povertà, basso reddito e vulnerabilità finanziaria. Una minore accessibilità finanziaria alla casa di proprietà.

I mutui sono aumentati di circa del 30%, con un aumento nel ricorso a surroghe e sostituzioni. Siccome il Taeg sulle nuove erogazioni è ancora diminuito, l’incidenza dei mutui a tasso fisso ha superato il 36%.

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