Cresce il “cloud on line”, la nuvola informatica che libera le imprese dalla necessità di rinnovare ciclicamente l’hardware informatico. Secondo Alberto Clavarino, direttore generale di Netalia, cloud provider italiano, la diffusione del nuovo strumento informatico aumenta mediamente del 20-25% l’anno. La Camera di commercio di Genova ha dedicato al tema il quarto appuntamento del ciclo di seminari di Eccellenze in Digitale, programma Google e Unioncamere. Sono intervenuti lo stesso Clavarino e Noemi Reina, tutor digitale.

Noemi Reina e Alberto Clavarino

Il seminario si è aperto con la testimonianza di Clavarino, che ha raccontato l’esperienza della propria impresa e presentato i vantaggi che il cloud offre all’organizzazione aziendale: riduzione dei costi, sicurezza dei dati, flessibilità e agilità di sviluppo e riduzione della complessità di gestione IT.

«Cloud sostanzialmente – dichiara Clavarino a BizJournal Liguria – vuol dire spostare tutto quello che è l’informatica aziendale da una soluzione in casa, in cui si ha tutta la gestione dell’hardware, del software, delle manutenzioni a un soggetto esterno, che è il cloud service provider. L’azienda può così dimenticarsi, per esempio, ed è importante, il rinnovo dell’hardware. I server ogni tre anni sono obsoleti, come succede gli iPhone e i pc. E ogni tre-quattro anni un’azienda deve buttare via tutto – cede roba che sul mercato ha ben poco valore – e reinvestire di nuovo. Con il cloud tutto questo te lo dimentichi, continui a pagare il canone al cloud service programmer ed è lui che fa gli aggiornamenti tecnologici».

La nuvola non minaccia il lavoro degli addetti dell’azienda cliente. «Noi spostiamo il lavoro nelle nostre macchine ma gli addetti continuano a essere i gestori del sistema interno dell’azienda. Non c’è eliminazione di posti di lavoro».

Clavarino parla di una crescita del 20-25%, forse in Italia i dati sono un po’ inferiori ma sempre significativi. «Io sono in Netalia da due anni e mezzo – precisa – e rispetto a due anni e mezzo fa oggi la situazione è molto diversa, appena entrato mi ero detto: “boh, mi sembra ancora una cosa molto da conferenze e poco da business”. Adesso si vedono i contratti veri».

Sono possibili diverse soluzioni, secondo le esigenze delle aziende, ma tendenzialmente il cloud è adatto a imprese medie e grandi. «I grandi investimenti in hardware che vengono evitati grazie al cloud – spiega il direttore di Netalia – lo fanno le aziende grandi o medio-grandi, chi spende duemila euro ogni cinque anni e ha esigenze modeste, un po’ di posta e l’accesso a internet, mettendo tutto in cloud ottiene vantaggi molto limitati. A meno che non si tratti di aziende piccole che però fanno software. L’azienda che fa software o prodotti digitali, anche se piccola, trova più conveniente essere nel cloud rispetto all’attrezzarsi in casa e comperarsi delle casse di hardware».

Noemi Reina, tutor digitale, ha spostato il focus della giornata sulla suite di strumenti cloud di Google: fogli di testo e di calcolo, moduli e presentazioni, contatti e spazio di archiviazione raggiungibile semplicemente attraverso gmail. Con Hangout, altro strumento Google, cambia anche il modo di comunicare tra i dipendenti, con videoconferenze e dirette online.

Il cloud permette di gestire in real time i grandi eventi con l’analisi dei dati senza dover creare tutta l’infrastruttura necessaria. Reina ha ricordato il caso del Roskilde Music Festival, 10 giorni di festival a Roskilde (80 mila abitanti) che chiamano mediamente 130mila visitatori ai quali si uniscono 3mila artisti, 5mila giornalisti e 21mila volontari. La vera sfida per gli organizzatori dell’evento era sviluppare un modello di business sostenibile ed esportabile, che si sposasse bene con il governo improntato all’ottica smart city della cittadina di Roskilde. La soluzione di “analytics as a service” di Ibm adottata per il festival ha permesso di raccogliere, immagazzinare ed elaborare in tempo reale i record relativi a 100 milioni di visualizzazioni su smartphone, 60 milioni di informazioni scambiate sui social (Twitter, Facebook, Instagram) e schedulare al meglio 20mila interviste ai cantanti.

Hanno partecipato al seminario di oggi più di 50 aziende, sono in tutto 90 quelle iscritte, dal marzo scorso, al ciclo di seminari gratuiti di alfabetizzazione digitale curati dai giovani digitalizzatori di Google e Unioncamere. Il ciclo riprenderà il 4 ottobre con il mobile marketing.

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