Inizierà domani alle 11 la seduta del cda di Banca Carige in cui il maggiore azionista (17,6% del capitale) e vicepresidente del gruppo bancario ligure, Vittorio Malacalza, e l’amministratore delegato, Guido Bastianini, si affronteranno nel duello (forse) finale. Un duello affidato ai voti dei consiglieri, che potrebbe terminare con l’eliminazione di Bastianini, oppure con le dimissioni di Malacalza dal board, o anche con una soluzione di compromesso, che dopo le dichiarazioni rilasciate dal vicepresidente nella seduta scorsa appare improbabile ma non si può escludere: le diplomazie sono all’opera.

Banca d’Italia e Banca centrale europea seguono la vicenda con attenzione e probabilmente non apprezzano il modo traumatico con cui l’azionista di riferimento di Carige ha avviato e comunicato il cambio dell’a.d. Una mossa che ha immediatamente provocato un calo in Borsa di oltre il 6%, del 10,6% nelle ultime cinque sedute, del titolo Carige, che in un anno aveva già perso oltre il 54% del valore.

Quello che Malacalza rimprovera a Bastianini è in sostanza il fatto che l’a.d. non seguirebbe le indicazioni del consiglio e non lo consulterebbe a tempo debito circa le operazioni in corso, in particolare per quanto riguarda l’aumento di capitale, la cessione dei crediti deteriorati e la costituzione di una spocietà veicolo per dismettere una parte di questi npl.

Il 30 maggio scorso, dopo una seduta del cda presumibilmente tempestosa, Malacalza ha fatto diffondere una nota stampa in cui comunicava di avere rivisto “il proprio rapporto di fiducia con l’amministratore delegato” e di “non condividere piu gli indirizzi di gestione che vengono attualmente espressi”. Non solo, nella nota Malacalza avvertiva che “ove la propria posizione non fosse ampiamente condivisa dal consiglio stesso, riterrà opportuno dimettersi dai propri incarichi di vicepresidente e di amministratore della banca. Il consiglio di amministrazione ha rinviato la discussione sull’argomento alla riunione convocata per domani.

Ieri un membro del cda, nominato dello stesso Malacalza, Paola Girdinio, ha annunciato le proprie dimissioni. Il comunicato della banca spiega che la decisione è dovuta alla “sopravvenuta impossibilità di conciliare l’impegno di tale incarico con gli altri propri compiti istituzionali e professionali” ma negli ambienti finanziari si ritiene che a indurre la professoressa (già preside di Ingegneria) Girdinio sia il disagio causato dalla gestione Malacalza e, in particolare, dalle modalità con cui il primo azionista ha posto la questione Bastianini. E Girdinio è il quarto consigliere della lista del socio di maggioranza ad avere lasciato la carica, dopo Beniamino Anselmi, Giampaolo Provaggi ed Elisabetta Rubini.

Nonostante queste quattro dimissioni, se si arrivasse alla conta, Malacalza dovrebbe riuscire, seppur di misura, a ottenere la maggioranza dei voti dei tredici consiglieri rimasti. Però non è detto che ottenga “l’ampia condivisione” richiesta per non dimettersi dagli incarichi in consiglio. Le sue dimissioni sarebbero ovviamente clamorose e renderebbero ancor più complessa la situazione della banca.

Proprio per evitare questo trauma, l’ultimo di una serie che ha scosso l’istituto ligure dall’estate del 2013 – tra cui l’incarcerazione del presidente Giovanni Berneschi, la causa intentata dall’attuale board al presidente e a.d. succeduti alla gestione Berneschi, Cesare Castelbarco Albani e Pierluigi Montani – sarebbe in corso l’attività diplomatica di queste ore. Un’altra soluzione che eviterebbe lo scontro finale in consiglio sarebbero le dimissioni spontanee di Bastianini.

Attualmente (ore 13.36) il titolo di Carige in Borsa segna un netto recupero, +4,27%.  Recupero forse dovuto alla sensazione degli operatori che si stia trovando una composizione del conflitto ma anche, semplicemente, al fatto che, in un modo o nell’altro, domani il conflitto terminerà. Non rimane che attendere.

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