Cogliere le opportunità della via della seta, istituire una zona franca nel porto genovese, di cui è ancora orfano a differenza degli altri big del Mediterraneo (Venezia, Trieste, Atene) e introdurre anche una Zes, Zona economica speciale. A ri-lanciare l’appello (la zona franca era stata una proposta dello scorso anno) è Riccardo Braggio, presidente di Alce, Associazione ligure commercio estero, nel corso della 72esima assemblea generale dei soci, che si è svolta nella sede della Banca d’Italia a Genova.

I vantaggi della zona franca: le merci si introducono nel territorio della zona franca senza formalità doganali senza procedere all’assolvimento dei dazi e dell’Iva. Le imposte sono assolte nel momento in cui le merci vengono estratte dalla zona franca. I pagamenti dei diritti doganali sulla merce stoccata nella zona franca non saranno effettuati sino a che non vengono individuati gli acquirenti dei beni importati. I beni esteri collocati in una zona franca possono essere sottoposti ad attività di manipolazioni senza necessità di autorizzazione con la possibilità di rispedire i predetti beni all’estero, senza scontare alcuna imposizione. Nel territorio della zona franca non si scontano imposte sui prodotti distrutti, danneggiati o sui cali tecnici; l’importatore potrà quindi eliminare i prodotti difettosi o danneggiati.

«La nuova via della seta – spiega – che punta a potenziare i collegamenti tra Cina ed Europa attraverso un corridoio terrestre ma anche attraverso una rotta marittima, rappresenta un’occasione per il nostro territorio». Dello stesso avviso anche Gian Enzo Duci, presidente di Federagenti, la federazione degli agenti marittimi italiani, che sottolinea inoltre «la grande opportunità rappresentata dall’investimento diretto cinese sul terminal di Vado Ligure, nel contesto della via della seta e in quello della nuova Autorità di sistema del Mar Ligure occidentale» e spiega che «è più facile che dal Pireo le merci cinesi arrivino al Nord Europa per mare, piuttosto che via terra, lo insegnano le basi dell’economia dei trasporti».

Per questo Genova ha la possibilità di diventare porto di approdo dei container orientali verso i Paesi settentrionali, «ma per cogliere questa opportunità, ora più che mai, si rende indispensabile l’istituzione di una zona franca nello scalo genovese», afferma Braggio.

All’interno della Zes le aziende pagano tariffe più basse e le tasse vengono ridotte, o in alcuni casi, azzerate. I benefici possono essere calcolati in funzione del fatturato e le attività si impegnano a restare sul territorio per un periodo prestabilito assumendo la forza lavoro tra i residenti della regione o dei Comuni circostanti.

A ciò si aggiunge un’altra opportunità importante per incrementare lo sviluppo della Liguria, una Zes, cioè una Zona economica speciale che, grazie ai vantaggi in termini fiscali, economici, finanziari e logistici, avrebbe come scopo quello di attrarre maggiori investimenti, soprattutto esteri, nel nostro territorio.

Altri vantaggi, secondo il presidente di Alce, potrebbero arrivare dall’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Uno su tutti, il ricollocamento di alcune Agenzie europee che, per evidenti ragioni, non potranno più avere sede a Londra: «Come sta già accadendo in altre regioni italiane, anche qui Comune e Regione dovrebbero fare sistema perché la Liguria possa trarre vantaggio dalla Brexit».

L’export ligure nel 2016

L’analisi fornita da Alce mostra un export in aumento, nel 2016, dell’8%, pari a un valore di 7,3 miliardi di euro. Rappresenta poco meno del 2% del totale delle esportazioni italiane. Un dato positivo, sul quale però incide molto il settore della cantieristica navale, senza il quale il trend risulterebbe in leggero calo (-0,2%). Correggendo le stime anche per possibili variazioni nella componente relativa ai prodotti petroliferi raffinati, le esportazioni scendono ulteriormente (-0,7%).
L’export ligure resta orientato prevalentemente al mercato europeo (50%, con Francia, Germania e Spagna in testa) e asiatico (22%, in forte aumento le rotte cinesi, +16%). In contrazione il mercato statunitense (-10%).

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