Il consiglio comunale di Genova ha deciso di rinviare a dopo le elezioni la decisione di dare il via o negare definitivamente l’aggregazione Amiu-Iren e, di conseguenza, di aumentare la Tari in caso di mancanza di maggioranza. La decisione è collegata al fatto che, entro il 31 luglio 2017, è possibile modificare la Tari. Il Comune dovrà comunque garantire l’operatività di Amiu, aspetto non così scontato, vista la grande crisi di liquidità dell’azienda.

La richiesta di sospensiva è arrivata dal Pd, il capogruppo Simone Farello ha duramente attaccato il sindaco Doria: «La responsabilità politica di portare la delibera in aula così tardi è sua, ieri il consiglio comunale ha approvato il bilancio, con i voti di consiglieri che non fanno parte della maggioranza, mostrando grande senso di responsabilità istituzionale. Avremmo voluto sentire qualche parole, come “grazie” o “mi dispiace, ho sbagliato”, forse le cose sarebbero andate diversamente». 22 i favorevoli, 14 i contrari. Fondamentale l’apporto del centrodestra.

Il sindaco Marco Doria, libero da ogni vincolo “da campagna elettorale”, si è reso protagonista di un intervento che ha chiarito anche la questione dei tempi, rispondendo a Farello con dati di fatto: «La situazione di Amiu è esplosa nell’anno 2014. I processi, è vero, avevano radici lontane, ma la chiusura di Scarpino e le inchieste della magistratura sono avvenute in quel periodo. Noi abbiamo fatto un piano industriale aziendale credibile e apprezzato da molti, che nessuno mette in discussione nelle sue linee essenziali». I tempi: la richiesta di riapertura è stata avviata tra fine 2014 e inizio 2015. «La Conferenza dei servizi, organo tecnico – sottolinea Doria – su cui gli amministratori politici partecipano ma non incidono, è stata aperta nella primavera del 2016, un anno dopo la richiesta di Amiu di avviare la procedura di apertura della discarica. Non possiamo dettare i tempi della Conferenza dei servizi, a cui partecipano Arpal, Regione Liguria, Città Metropolitana, Amiu, sarebbe abuso d’ufficio».

La Conferenza dei servizi, riferisce il sindaco, che doveva dare l’ok alla riapertura di Scarpino, ha legato l’avvio di scarpino 3 a una serie di interventi per la messa in sicurezza della discarica. «L’ultima perizia che fissa l’ammontare dei lavori per la gestione post operativa è dell’inizio del 2017, una perizia che aumenta sensibilmente l’importo dei valori richiesti, senza conoscere il quale o prima di conoscere il quale, sarebbe stato impossibile definire un piano finanziario di ammortamento di questi costi».

Doria evidenzia che il piano finanziario era, è e sarà comunque una partita che l’aula del consiglio comunale dovrà affrontare. «Sulla base delle informazioni che non lasciavano nulla di nascosto, tutto in evidenza, l’amministrazione comunale ha proposto all’attenzione del consiglio una proposta che partiva da presupposti e determinate caratteristiche: una soluzione complessiva al problema dal punto di vista finanziario».

La situazione non è certo risolta: «Troppo facile addossare responsabilità a chi ha ruoli politici. I tecnici della Conferenza dei servizi non hanno mai avuto ansia per i cittadini. È un problema nostro e ricordate che quanto più ritardiamo l’entrata in servizio di Scarpino 3, i costi del conferimento dei rifiuti continueranno a correre».

Doria difende sino all’ultimo la scelta: «Abbiamo pensato a un partner industriale affinché Amiu potesse svolgere un servizio di raccolta e spazzamento e avesse impianti di proprietà, gli eventuali impianti in project financing sarebbero utilizzati da Amiu a pagamento e nessuno al momento sta dicendo in che modo si troverebbero le risorse».

 

 

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