Una clausola protezionistica a tutela della lingua di Molière che rischia di tagliare fuori le tante imprese edili e impiantistiche le quali, dalla Liguria, partecipano alle gare e agli appalti pubblici oltrefrontiera. Deliberata venerdì scorso dal Dipartimento Alpi Marittime, la clausola impone l’impiego di una manodopera che comprenda e si esprima in francese, in tutti i cantieri pubblici. Disposizione che non si limita dunque a figure-chiave come i capi di cantiere o i direttori dei lavori, ma ha un campo d’applicazione generalizzato. In alternativa, le imprese che impiegano locutori non francesi dovranno avvalersi di un traduttore.

A deliberare è stato l’organismo presieduto dal repubblicano Eric Ciotti, che ha giustificato la legalità della nuova normativa con un’esigenza di sicurezza. Approvata con il voto contrario dei socialisti e l’uscita dall’aula della sinistra radicale, la norma strizza l’occhio all’elettorato di destra, in un clima da campagna elettorale per le presidenziali francesi.

Ma la “clausola Molière” che si vuole applicare anche a Nizza e dintorni è già sotto osservazione in altre regioni transalpine che l’hanno adottata: sono stati i prefetti i primi ad intimare l’altolà, mettendo in guardia contro possibili contenziosi. Ci sono almeno due principi contro cui andrà a scontrarsi la clausola: quello della libera circolazione dei lavoratori in Europa e quello della non discriminazione dei lavoratori in base alla lingua. Ed entrambi rientrano a pieno titolo anche nell’ordinamento francese. Secondo le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Ciotti al quotidiano Le Figaro, si tratta di una misura di difesa per le piccole e medie imprese francesi sottoposte a concorrenza da parte di imprese straniere che operano sul territorio con lavoratori distaccati. Ciotti ha denunciato l’immobilismo nel dibattito sulla direttiva europea e lanciato un grido d’allarme sull’aumento costante dei lavoratori distaccati negli ultimi anni. Le imprese frontaliere italiane, insomma, finiscono nel tritacarne insieme ai lavoratori rumeni, polacchi o portoghesi a basso costo contributivo.

Pronta la reazione del sindaco di Ventimiglia, Enrico Ioculano: «La “clause Moliere” creerà danni alle nostre imprese. Sia un monito per chi difende provvedimenti di stampo nazionalista». Intanto Olimpio Lanteri, rappresentante degli edili di Confindustria della provincia di Imperia, è già sul piede di guerra: «La nostra categoria sta preparando un documento che sarà condiviso con le organizzazioni sindacali. Preoccupa anche un “rumor” sempre più diffuso secondo il quale questo tipo di normative sul francese obbligatorio possano colpire presto anche il settore privato». E quelli sarebbero dolori veri. «A questo punto – dice Lanteri – verrebbe voglia di fare lo stesso in Italia». Se l’impatto di una stessa misura in Riviera avrebbe un effetto tutto sommato irrisorio sulle imprese edili della Francia dirimpettaia, il lavoro distaccato da paesi europei dove i contributi sociali sono più bassi è invece una realtà non marginale: non solo nei cantieri ma anche nel settore dei servizi per il turismo.

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